precaridellaricerca
Non c’è posto per te
Invitiamo a firmare la petizione on line. Di seguito il testo:
NON C’E` POSTO PER TE
Appello a ricercatori, professori, personale TA, studenti che hanno a cuore l’Università e il suo, nostro, futuro.
In data 8 luglio 2010 la CRUI (che, lo ricordiamo, altro non dovrebbe essere che una libera associazione privata, priva di qualsiasi ruolo o funzione istituzionali) ha votato all’unanimità una mozione (http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1916) in cui, intervenendo sul DDL 1905 in imminente discussione parlamentare, delinea le sue proposte in materia di riforma dell’ordinamento e del reclutamento universitari.
Come precari della ricerca, interessati al futuro dell’università e non solo alle nostre prospettive lavorative, intendiamo rendere pubblici la nostra interpretazione e il nostro giudizio sulla mozione, non dimentichi della straordinaria protesta che i ricercatori stanno portando avanti da mesi per una riforma seria e lungimirante dell’università.
Ci preme infatti denunciare come la mozione pretenda di favorire promozioni interne a totale scapito del reclutamento. Se tali proposte venissero accolte, gli effetti sul futuro nemmeno tanto lontano dell’università sarebbero certamente nefasti: invecchiamento del corpo docente, perdita di competitività della ricerca (basata, lo ricordiamo, anche sul lavoro di molti precari), fuga di cervelli e quindi di finanziamenti, in parole povere la notte dell’università italiana.
In dettaglio, vista la dichiarata scarsità di fondi ordinari attuale e futura, ci pare che i punti salienti (aumento delle quote per promozioni interne, 2000 passaggi RU->PA all’anno e chiamate a professore aggregato) avrebbero questi effetti:
1) L’azzeramento della prospettiva di reclutamento di nuove leve per i prossimi 10 anni, che avrebbe pesantissime conseguenze per i giovani ma anche per le migliaia di precari meritevoli che hanno pagato e continuano a pagare una gestione dell’università unicamente rivolta ad abbassare il costo del lavoro di chi è in posizione più debole (precari della ricerca, TA, ricercatori). Inoltre, indipendentemente dall’aspetto sociale, vogliamo notare che il taglio di una componente vitale e creativa del personale didattico e di ricerca non può che arrecare un danno anche all’università stessa.
2) Allo stesso tempo, le proposte di progressione preferenziale, che nei fatti si configurano come una vera ope legis, interesserebbero soprattutto i ricercatori più anziani per i quali il costo di una promozione è nullo o limitato. Ancora una volta con grave danno per i ricercatori più giovani e in maniera del tutto indipendente dal merito. Ed è chiaro che una mortificazione del merito anche tra i ricercatori finirebbe per tradursi in un ulteriore colpo al sistema universitario.
3) In questo quadro, anche le garanzie richieste per i contratti di tenure track (che nel DDL attuale andrebbe più propriamente chiamata tenure trash) appaiono del tutto demagogiche, dal momento che i pochi fondi per bandire tali posizioni saranno largamente fagocitati dalle progressioni di cui sopra.
Lascia allibiti lo smaccato tentativo di barattare il futuro dell’università per un “piatto di lenticchie” da offrire ai ricercatori, nella speranza che questo sia sufficiente a far partire il prossimo anno accademico; piatto di lenticchie, tra l’altro, probabilmente virtuale in quanto è del tutto dubbio che i posti promessi arriveranno realmente anche in caso di approvazione della richiesta. Ricordiamo, a chi la avesse dimenticata, la tragicomica vicenda del reclutamento Mussi, che ha di fatto sostituito il reclutamento ordinario ed è stato affossato dai tagli e dai ritardi governativi.
Ovviamente, se da una parte è giusto che l’università recluti e paghi i docenti di cui ha bisogno, ci rifiutiamo di assistere passivi allo spettacolo di un’Italia miope, capace solo di pensare riforme a totale carico delle generazioni future.
Per i motivi fin qui esposti
- stigmatizziamo l’iniziativa della CRUI come tendenziosa e incurante del futuro dell’università, iniziativa NON DEGNA di una categoria, quella dei rettori, che dovrebbe lavorare per l’interesse del nostro sistema accademico; piuttosto che lasciarsi sedurre dalla prospettiva degli smisurati poteri, al di fuori di ogni controllo terzo, che sarebbero loro concessi, essi farebbero bene ad interrompere la monotona litania di appelli per l’approvazione del ddl Gelmini e seguire l’esempio dei loro ben più coraggiosi predecessori che appena pochi anni fa minacciarono di dimettersi in blocco per tagli e provvedimenti che appaiono una miserevole quisquilia rispetto a ciò che il governo ha fatto e intende ancora fare;
- ci auguriamo che le componenti accademiche non si prestino a questo patetico gioco volto solo a sedare la protesta dei RTI, introducendo una corsia preferenziale e rendendosi così carnefici al tempo stesso dell’università e di due generazioni di ricercatori;
- ribadiamo la nostra SOLIDARIETA` ALLA PROTESTA dei ricercatori, riconoscendoci nei punti avanzati nel documento del 29 Aprile;
e aggiungiamo:
- che la drammatica situazione dei precari della ricerca e delle attività di ricerca nelle università richiede una soluzione individuabile solo in un RECLUTAMENTO STRAORDINARIO DI EMERGENZA, IN TERMINI DI CONCORSI, da finanziare adeguatamente;
- che questo può e deve avvenire nel contesto del ruolo unico in tre livelli proposto dalla rete 29 Aprile, in modo da non mettere in conflitto le diverse componenti del mondo della ricerca;
- che le risorse potrebbero e dovrebbero essere trovate mediante la riduzione a 65 ANNI dell’età pensionabile di tutti i docenti universitari con riutilizzo, senza alcun vincolo sul turnover, del budget reso disponibile per il reclutamento di nuovo personale;
- che è necessario adeguare le condizioni di lavoro dei precari dell’università a standard civili, come prescritto dalla Carta Europea dei Ricercatori, iniziando per esempio dal riconoscimento di un trattamento previdenziale e retributivo equiparato ai lavoratori strutturati.
Manifestiamo infine la nostra disponibilità ad un’assemblea di tutte le componenti coinvolte nella protesta, da tenersi dopo l’estate, con particolare riguardo a:
1) azioni per scongiurare la sostituzione dei ricercatori indisponibili da parte di precari ed esterni;
2) azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento verso gli studenti in vista dei disagi che dovranno sopportare. Il presente documento è rivolto a tutte quelle componenti del mondo universitario e della società consapevoli dei reali bisogni dell’università, e delle conseguenze nefaste di proposte quali quella della CRUI.
Invitiamo tutte le realtà di precari costituitesi spontaneamente nelle varie sedi locali a trovare luoghi comuni di discussione e, a questo fine, mettiamo a disposizione di tutti la mailing list “ricercatoriprecari‑dibattito+subscribe@googlegroups.com”.
Infine annunciamo un preliminare incontro nazionale, che intendiamo tenere nei prossimi giorni, al fine di promuovere un coordinamento dell’azione dei precari dell’università e programmare iniziative di protesta e mobilitazione in vista dei mesi autunnali. Al fianco dei ricercatori e degli studenti.
Primi firmatari:
Coordinamenti:
Precari Invisibili della Ricerca – Università della Calabria
Coordinamento Docenti Precari Unifi
Urbanistes sans papiers (Dipartimento di Urbanistica e pianificazione del territorio, Università di Firenze)
Coordinamento Precari dell’Università di Torino
Precari per il coordinamento delle mobilitazioni:
Leonardo Bargigli, assegnista – Università Politecnica delle Marche
Andrea Capocci – Post-doc – Università “La Sapienza” di Roma
Alvise Mattozzi, ex-assegnista in attesa di rinnovo e docente a contratto, Università Iuav di Venezia
Fabrizio Nesti, assegnista – Università di Ferrara (ex L’Aquila)
Luca Tomassini, assegnista – Università di Roma “Tor Vergata”
Paolo Ariano, assegnista – Università di Torino
Paola Milla, contrattista – Università di Torino
Luana Ceccarini, ex post-doc, docente a contratto – Università di Torino
Simona Dalmazzo, borsista – Università di Torino
La ricerca è contro Marchionne
Dice che la FIOM è isolata dalla CGIL. Però i precari della ricerca della FLC esprimono solidarietà agli operai ricattati di Pomigliano d’Arco, e i ricercatori raccolgono firme per loro (se volete aggiungerci la vostra, cliccate qui). Se il lavoro più intellettuale solidarizza con quello più manuale di tutti, forse è la CGIL a doversi porre il problema dell’isolamento.
Docenti d’ufficio
La facoltà di Architettura dell’università di Firenze sta assegnando d’ufficio ai docenti a contrattto – senza nemmeno bandirli, e senza chiedere il consenso ai contrattisti interessati – i corsi rimasti senza insegnante per lo sciopero dei ricercatori in protesta contro la riforma Gelmini. A Firenze si violano così praticamente tutte le leggi che regolano la docenza a contratto, a partire della selezione tramite bando pubblico. Ah, ovviamente si tratterà di docenze a titolo gratuito. E lo stesso preside fiorentino Saverio Mecca ammette: “Mi rendo conto che chiedere di tenere dei corsi gratuitamente è una proposta indecente”. Ma sta succedendo solo a Firenze? Usate questo sito per segnalare se sta succedendo anche in altre università.
Docenti a contratto: parte la class action
Secondo un articolo di repubblica.it, il Codacons sta organizzando una “class action” per risarcire i quasi 50.000 docenti a contratto delle università, ingiustamente discriminati nel reddito e nei diritti rispetto ai loro colleghi di ruolo (associati e ordinari). Per il momento, ciascun docente interessato dovrà presentare un ricorso al TAR individuale a proprie spese, e solo in un secondo momento partirà l’azione collettiva vera, propria e gratuita. Per chiedere informazioni e aderire, bisogna iscriversi alla mailing list apposita, mandando una mail all’indirizzo professoriacontratto@codacons.it. Non sentivate la mancanza di un’altra mailing list?
Ma il vero interrogativo è questo: perché il Codacons promuove una class action, mentre nessun sindacato ha mai fatto nemmeno una causa sulla situazione stranota dei docenti a contratto, pagati poco o nulla e di solito in ritardo di anni?
Contro la manovra: aggiornamenti
Oltre alle occupazioni di Isfol, poi dell’Isae, quindi dell’Ispesl, dopo le numerose manifestazioni e agitazioni negli enti di ricerca, sono state tante le inziative in campo contro la manovra “correttiva” del governo.
Sabato scorso, come annunciato, si sono svolti i cortei organizzati dai sindacati Usb e Cobas: secondo gli organizzatori 25mila persone hanno sfilato a Roma e 10mila a Milano.
Poi ha manifestato il mondo della cultura, a Piazza Navona.
Lunedì hanno manifestato gli enti di ricerca sotto al MIUR.
Giovedì 10 giugno dalle 16.30 alle 20.00 a Piazza Navona i precari dell’Ispra metterano in piazza il loro “spettacolo” Non sparate alla ricerca.
Il 12 giugno, questo sabato, sarà la volta della Cgil, in piazza a Roma con lo slogan “tutto sulle nostre spalle”.
Nella scuola, dopo le occupazioni degli uffici provinciali patrocinate dalla Flc Cgil, si preannuncia lo sciopero degli scrutini nella scuola, indetto dai Cobas. Ma da qualche parte si è arrivati già allo sciopero della fame.
Il 19 giugno, il sabato dopo, anche il PD sta preparando la sua manifestazione contro la manovra.
A fine mese, probabilmente venerdì 25 giugno, la Cgil ha programmato lo sciopero generale.
[qui il servizio di Annozero dello scorso giovedì sugli "enti inutili", come l'Isae e l'Ispesl]
Cara diaria
A causa della manovra finanziaria, l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ha sospeso il pagamento della diaria per le missioni estere, anche quelle già in corso. Questo provvedimento rende pressoché impossibile continuare il lavoro nelle collaborazioni internazionali ed è, come al solito, particolarmente punitivo nei confronti di dottorandi ed assegnisti che passano molto tempo all’estero. Contro questo andazzo, c’è una petizione da firmare e diffondere qui.
La manovra è (decreto) legge
Ecco il testo definitivo della Manovra in Gazzetta ufficiale da stamattina.
Ovviamente ora andrà in Parlamento per essere convertito da decreto in legge, ma intanto si confermano tutte le misure principali già contenute nelle bozze della scorsa settimana:
- il blocco dei contratti fino a tutto il 2013
- il blocco del turnover (20% delle cessazioni dell’anno precedente) anche per gli enti di ricerca
- il limite del 50% della spesa del 2009 per i contratti precari
- la soppressione di vari enti, tra cui: l’Ispesl, l’Isae, l’Ense, l’Eim, lo Ias, le stazioni sperimentali
Contro la manova: continua la lotta
E’ iniziato lo stato di agitazione anche all’Inrim, altro ente “accorpato” dalla manovra di Tremonti.
Mercoledì 2 giugno giornata di “festa” della ricerca pubblica all’Isae occupato.
Sul sito dell’Ispesl c’è una petizione contro la chiusura dell’ente.
L’inquietante Risiko degli Enti Pubblici di Ricerca
Dal blog dei precari dell’Ingv:
Il messaggio della Manovra Finanziaria è il seguente:
- gli Enti Pubblici di Ricerca, funzionanti, produttivi, liberi e indipendenti … sono solo un fastidio
- essere lavoratori onesti e poco tutelati è una colpa da espiare col licenziamento
- gli eroi di questo paese sono evasori fiscali e costruttori abusivi
Ma come si fa? E al danno si aggiunge la beffa.
Sono giorni che, bozza dopo bozza, gli Enti Pubblici di Ricerca, uno alla volta,scompaiono, ricompaiono, vengono dimezzati, scorporati e re-incoroprati. Sembra di assistere ad un cinico Risiko: il CNR conquista con due carri armati il Kamchatka (cioè l’OGS, che si mobilita in assemblea permanente) e la Jacutia (cioè l’INAF). L’INGV viene attaccato dalla Protezione Civile (ricordate il famigerato Art. 12 del decreto Protezione Civile S.p.A.?), poi dal MIUR, ma si difende con tre carri armati e resiste. L’ISFOL è inizialmente soppresso, poi resuscitato e riesce a conquistare anche un continente (l’IAS, soppresso e annesso all’ISFOL). Ultimo aggiornamento: l’ISAE, soppresso e conquistato dal Ministero dell’Economia, contrattacca.
continua a leggere sul blog dei precari dell’Ingv
Weekend all’Isae
Trieste: osservatorio in piazza
Pubblichiamo il comunicato arrivatoci dai precari dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geografia Sperimentale (OGS), uno degli enti che risultano soppressi dalla manovra del governo.
DA ASSEMBLEA PERMANENTE OGS
Stamattina venerdì 28 maggio, il personale dell’Istituto Nazionale di
Oceanografia e di Geofisica Sperimentale l’OGS ha svolto una
manifestazione presso la Prefettura di Trieste, alla quale erano
presenti diverse parti politiche e sindacali. Una delegazione composta
dal Presidente, Direttore Generale ed alcuni rappresentanti del
personale è stata ricevuta dal Prefetto al quale sono state espresse
le forti preoccupazioni per il destino dell’ente e per il futuro
lavorativo dei dipendenti ed in particolare per il personale precario.
Il personale continua ad essere riunito in assemblea permanente da
giovedì 27 maggio per denunciare il provvedimento nascosto nelle
pieghe della manovra finanziaria ora in discussione. E’ infatti
prevista la soppressione del nostro Ente per accorparlo al CNR proprio
nel momento in cui il processo di riordino in atto, la cui conclusione
è fissata per agosto, sta ridefinendo le finalità e gli statuti di
tutti gli enti di ricerca per razionalizzarne attività e risorse. Il
frettoloso e ingiustificato accorpamento ad un altro ente rischierebbe
di vanificare tale processo e di compromettere efficienza ed
operatività dell’OGS, mettendo a rischio la prosecuzione dei numerosi
progetti di rilevanza nazionale ed internazionale, anche di
provenienza industriale. L’OGS, infatti, è un ente di eccellenza nella
ricerca geofisica, sismologica, oceanografica, di geologia e biologia
marina, con ricadute in campo ambientale e nella ricerca delle risorse
energetiche. In virtù di queste competenze l’OGS si finanzia per quasi
il 50% del suo bilancio attraverso molteplici attività che coinvolgono
anche 110 precari altamente qualificati, senza costi aggiuntivi per lo
Stato.
Trieste, 28 maggio 2010
Contro la manovra: aggiornamenti
Ieri pomeriggio la Cgil ha fatto una conferenza stampa, annunciando una manifestazione nazionale per il prossimo 12 giugno e uno sciopero generale, in data da definirsi (comunque sempre a giugno) contro la manovra.
Il sindacato di base Usb conferma le mobilitazioni già indette per i primi di giugno, fino allo sciopero del pubblico impiego del 14.
Nel frattempo è “andata in onda” la conferenza stampa Tremonti-Berlusconi, riassunta così sul sito del governo.
Ieri in serata centinaia di lavoratori di vari enti di ricerca (e anche qualcuno dalle università) si sono trovati a manifestare sotto al Ministero dell’economia di via XX settembre.
Domani (venerdì) dalle 10 alle 13 Cgil, Cisl e Uil della ricerca convocano per un presidio i lavoratori a Montecitorio.
Dopo l’Isfol sono stati occupati l’Isae e l’Ispesl. Qui si può firmare on line l’appello contro la soppressione dell’Isae.
I presidenti degli enti di ricerca hanno prodotto un comunicato stampa, in cui si dicono molto preoccupati, in particolare per la limitazione al 50% della spesa per tempi determinati e co.co.co. e per il sostanziale blocco del turnover.
Oggi dalle 12 alle 14 in vari enti è stata attuata l’iniziativa “La ricerca va per tetti“, con i lavoratori a presidiare i loro istituti dall’alto.
Stasera, dalle 19, l’appuntamento è all’Isfol occupato, dove ci saranno le telecamere di Anno Zero.
Qui sul corriere del mezzogiorno un testo della manovra “aggiornato” a martedì sera, dopo l’ultimo Consiglio dei Ministri. Qui sul Post il “documento” riassuntivo pubblicato ieri sul sito del governo e poi scomparso, probabilmente a causa dei balletti sulle province.
Sembrerebbe che si siano per ora “salvati” l’Ice e l’Isfol, mentre verrebbero soppressi, come fosse un videogioco, l’Ense (Ente Nazionale Sementi Elette), L’Istituto Oceanografico, l’Istituto di studi giuridici internazionali, l’Istituto per la Promozione Industriale (IPI), l’Ente Teatrale Italiano e la Stazione Sperimentale del Vetro.
Altre associazioni che hanno proclamato lo stato di agitazione contro la manovra sono le farmacie rurali, il sindacato dei dirigenti pubblici, Federfarma e l’Associazione Nazionale Magistrati.
Aggiornamento: una bozza della manovra aggiornata a stamattina (giovedì 27 maggio) alle 13.
Contro la manovra subito
Le prime reazioni alla manovra di Tremonti non si sono fatte attendere:
- da lunedì l’Isfol è occupato dai lavoratori che sono anche saliti sul tetto, appoggiati da Usi/RdB, Flc Cgil Uil Pa-Ur e Anpri (assente la Cisl)
- sono in agitazione anche i lavoratori degli altri enti in via di possibile chiusura: l’Isae, l’Ias, l’Ice, l’Ispesl e l’Eim
- sono in mobilitazione anche l’Iss, l’Enea e l’Ingv
- venerdì è previsto un presidio dei lavoratori dell’Ispra
- per oggi (mercoledì 26) dalle 18 la Flc Cgil ha indetto una prima manifestazione dei lavoratori della ricerca sotto il ministero dell’economia in via XX settembre. La Cgil ha annunciato inoltre una conferenza stampa di Epifani per oggi pomeriggio e si annunciano nuove iniziative.
- in difesa dell’Isae è intervenuto lo stesso presidente Majocchi
- il neosindacato di base, Usb, aveva già in programma una serie di iniziative contro la crisi, che risultano quindi quanto mai azzeccate: dalla mobilitazione di venerdì 28, fino allo sciopero del pubblico impiego del 14 giugno
Su Facebook: Isfol occupato – No alla soppressione dell’Ice
La manovra 2010: integrazioni
Oltre alla bozza che circola della “manovra”, il Ministero ha anche diffuso un “documento-schema” in cui si riassumono le principali misure.
Ecco qui le cose in più che si trovano nello schema, rispetto alla bozza già analizzata e commentata nel post precedente:
- un taglio delle spese degli “organi costituzionali” non meglio precisato. Il taglio sarebbe destinato alla cassa integrazione.
- dimezzamento del finanziamento pubblico dei partiti (rimborsi elettorali) e fine del finanziamento in caso di scioglimento anticipato delle camere
- riduzione del 10% dei compensi per i componenti degli organi di autogoverno della magistratura e del Cnel
- riduzione del 10% dei compensi per componenti di organi di indirizzo e consigli di amministrazione
- per quanto riguarda studi, consulenze, relazioni pubbliche e convegni la riduzione non dovrebbe essere del 50% rispetto al 2009, ma dell’80%!
- le sponsorizzazioni sarebbero addirittura vietate
- le spese per le auto di servizio viene ridotta all’80% di quanto speso nel 2009
- verrebbero soppressi altri enti: l’IPSEMA e l’ISPESL (ente di ricerca), che trasferiscono le funzioni all’INAIL
- anche l’IPOST sarebbe soppresso, e le funzioni sarebbero assunte dall’INPS
- l’ISAE (soppresso) donerebbe i suoi dipendenti non solo al MEF, ma anche all’Istat (ricercatori e tecnologi)
- anche l’ICE viene soppresso, passando le funzioni un po’ al Ministero degli affari esteri, un po’ al Ministero per lo sviluppo
- verrebbero soppressi genericamente “altri enti”, che finirebbero “accorpati ai rispettivi ministeri vigilanti o ad altri grandi enti di ricerca“!
- c’è un blocco dell’organico degli insegnanti di sostegno
- per ottenere l’assegno di invalidità civile la percentuale di invalidità sale dal 74 all’80%
La manovra 2010 e i precari della ricerca
Analizziamo punto per punto la manovra Tremonti (o meglio la “bozza” di manovra) che circola in questi giorni, con una cura particolare per le disposizioni che riguardano la ricerca e l’università. Da segnalare in modo speciale il comma 10 “zeroaumenti”, il comma 27 “dimezzaprecari”, i commi 54-59 “sopprimienti”. Fantastico anche il comma 77 “nopensionenoparty”.
Comma 1: in tutta la P.A. dal 2011 la spesa per studi e consulenze non potrà superare il 50% della spesa del 2009.
Comma 2: in tutta la P.A. (escluse Università, Enti di ricerca, e Beni Culturali) la spesa per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità non potrà superare il 50% della spesa del 2009.
Comma 3: in tutta la P.A. dal 2011 la spesa per sponsorizzazioni non potrà superare il 50% della spesa del 2009.
Comma 4: in tutta la P.A. (ad eccezione di un “motivato provvedimento” comunicato preventivamente agli organi di controllo e delle spese per ispezioni) la spesa per missioni non potrà superare il 50% della spesa del 2009.
Comma 5: in tutta la P.A. la spesa per formazione non potrà superare il 50% della spesa del 2009.
Comma 6: Le riduzioni dei commi 1, 2 e 3 si applicano anche alle società semipubbliche.
Comma 7: dal 2011 lo stipendio di ministri e sottosegretari è decurtato del 10% rispetto al 2010.
Comma 8: dal 2011 il trattamento accessorio del personale degli uffici di diretta collaborazione dei ministeri è decurtato del 10% rispetto al 2010.
Comma 9: dal 2011 il trattamento accessorio dei dirigenti della P.A. è decurtato del 5%. Da subito i nuovi contratti dirigenziali non potranno avere importi più alti dei precedenti.
Comma 10: per il triennio 2010-2012 non ci saranno aumenti contrattuali per nessun settore della P.A. (per es. gli Enti Pubblici di ricerca), salvo la “vacanza contrattuale” come disposta dalla finanziaria 2009.
Comma 11, 12 e 13: viene quindi decurtata la già misera somma destinata ai rinnovi contrattuali prevista dalla finanziaria 2010).
Comma 14 e comma 15: anche per i non contrattualizzati (per es. l’Università) non ci saranno aumenti negli anni 2011, 2012 e 2013, ovvero quegli anni non conteranno per gli scatti biennali.
Comma 16: neanche il personale della scuola matura scatti nel triennio 2010-2012.
Comma 17: lo stesso vale per i dipendenti della sanità.
Comma 18: chi guadagna più di 75.000 si vedrà decurtato lo stipendio del 10%.
Comma 19: la sanità viene tagliata: -418 milioni di euro dal 2011, -1.132 milioni di euro dal 2012.
Comma 26: tutti i soldi ricavati dai tagli di cui ai precedenti commi sono incamerati dal bilancio dello stato.
Comma 27: la spesa per tempi determinati e co.co.co. dal 2011 non potrà superare il 50% di quella sostenuta nel 2009. La spesa per CFL e somministrati ugualmente sarà ridotta al massimo al 50% di quella sostenuta nel 2009. La scuola non segue queste regole. Per i progetti di ricerca che non gravano sul bilancio degli enti si applica la “solita” esclusione da queste percentuali.
Comma 28: le spese delle autorità indipendenti devono diminuire del 5% nel triennio 2011-2013.
Comma 30: Gli aumenti contrattuali per il biennio 2008-2009 (già passato!) non possono superare il 3,2%.
Commi 31-34: riduzioni di spesa per gli enti locali.
Comma 35: i traferimenti alle regioni sono tagliati di 1.000 milioni di euro nel 2011 e di 1.600 nel 2012 e 2013. Gli altri enti locali sono tagliati di 1.000 milioni per il 2011 e di 2.200 per il 2012 e il 2013.
Comma 36: sono previste sanzioni per gli enti locali che non rispettano il patto di stabilità.
Comma 37: i tagli riguardano anche le regioni a statuto speciale.
Comma 42: diminuiscono le “finestre” per andare in pensione dal 2011.
Commi 49-51: diminuiscono i poteri della Protezione Civile.
Comma 53: i ministeri devono ridurre linearmente dell’8% la proprie dotazioni finanziarie nel triennio 2011-2013.
Comma 54: viene soppresso l’ISAE (ente di ricerca) e le sue attività sono assorbite dal MEF (Ministero Economia e Finanze)
Comma 57: è soppresso l’Ente Italiano Montagna (EIM): le sue attività sono assorbite dall’Ispra.
Comma 58: è soppresso l’ISFOL (ente di ricerca), le cui attività vengono assorbite dal ministero del lavoro.
Comma 59: viene soppresso l’Istituto per gli affari sociali e le sue attività passano al ministero del lavoro.
Comma 60: viene soppressa la Difesa Servizi Spa.
Comma 61: in deroga a tutto, vengono dati al Ministero dell’Economia e delle Finanze, 20 milioni di euro dal 2011 per fare assunzioni.
Comma 62: vengono dati 20 milioni per rifare più bella la “tessera sanitaria”.
Commi 63-64: prosegue il patto di stabilità con le regioni, con qualche proroga dei “piani di rientro” sanitari.
Comma 66: aumenta il ticket sanitario.
Comma 69: la P.A. non dovrà più preoccuparsi di alcune norme sulla sicurezza sul lavoro (“valutazione dei rischi”).
Comma 70: i dirigenti pubblici non hanno più diritto alla “104″ (la legge per chi ha parenti gravemente malati).
Comma 72: i dirigenti a cui non viene riconfermato il contratto non conservano il trattamento economico da dirigenti.
Comma 74: l‘applicazione delle leggi “Brunetta” sulla valutazione è rimandata a DPCM da farsi, su proposta del MEF.
Comma 77: i trattenimenti in servizio dopo l’età pensionabile sono da considerare nella spesa del turnover!
Comma 78: i piccoli comuni (sotto i 5.000 abitanti) non possono costituire società.
Comma 79: i Consigli di amministrazione delle società pubbliche al massimo possono essere di 3 persone.
Comma 90: il turnover utilizzabile per assunzioni del personale pubblico è del 20% fino a tutto il 2013 (era il 2011), poi passa al 50% nel 2014 (era il 2012) e, solo nel 2015 (era il 2013) si “ritorna” al 100%.
Comma 95: dal 2011 anche negli enti di ricerca il turnover utilizzabile diventa solo il 20% (era il 100%!) fino al 2013, poi passa al 50% nel 2014 e al 100% nel 2015.
Nella parte finale ci sono le “esigenze”, ovvero le spese. Segnaliamo 400 milioni per il 5 per mille (comma 7); i soldi per i censimenti all’Istat (200 milioni nel 2011, 277 nel 2012 e 150 nel 2013) ai commi 8, 8bis, 8ter, 8 quater, 8quinquies, 8sexies e 8speties, con deroghe infinite all’utilizzo dei contratti precari, tranne il fatto che (comma 8sexies, paragrafo c) la deroga si conclude colla fine del 2012; l’aumento del fondo di finanziamento ordinario per le università (400 milioni nel 2011, 350 milioni nel 2012) e per la scuola (130 milioni nel 2011, 200 nel 2012): sono in realtà “minori tagli”, ovvero parziale recupero e diluizione nel tempo dei tagli della 133/2008; 1.500 milioni di euro per le “missioni internazionali di pace” (comma 12); 900 milioni per il “fondo sociale per l’occupazione”; 400 milioni per il fondo non autosufficienze (comma 16); 500 milioni al comune di Roma (comma 16bis).
Occupazioni in tutta Italia
torino
ANSA–> Trieste
ANSA–> Bologna
Ilgiorno.it–> Milano
Repubblica. it–> Tor Vergata
Repubblica.it–> Firenze
corriere.it–> Lecce
17 maggio: assemblea alla Sapienza
Siamo ricercatori, dottorandi, assegnisti, contrattisti e freelancers della conoscenza. Siamo parte del Quinto Stato del lavoro intellettuale, relazionale, di cura. Viviamo in un’economia che si regge sul lavoro della conoscenza, sebbene la nostra professionalità venga disprezzata dalle istituzioni universitarie e rimossa da tutti i governi che dal 1989 muovono guerra all’intelligenza generale e ai saperi pubblici, critici, specialistici.
Siamo apolidi in questo paese. Non abbiamo cittadinanza nel fortino delle garanzie salariali disegnate per un mercato del lavoro fordista che ormai non è più realtà. Come stanno facendo i lavoratori dello spettacolo contro la Legge Bondi sugli enti lirici anche noi rifiutiamo di restare invisibili, rivendichiamo tutele per la malattia, la disoccupazione e la maternità, una riforma radicale del Welfare per tutti i lavoratori precari, creativi e non creativi, indipendenti, autonomi. Un esercito che il Cnel ha calcolato in 3,7 milioni di persone che non hanno un lavoro stabile né una continuità di reddito, lavorano a contratto, a progetto, con le borse di studio o gli stage e infine a partita Iva. Domani saremo ancora di più e saremo dappertutto in una crisi che si annuncia molto lunga e non produrrà più occupazione a tempo pieno.
Due anni fa ci siamo opposti al disegno di legge Gelmini sull’università facendo nostra l’Onda e lasciando che l’Onda ci sommergesse. E’ stato il primo movimento ad avere reagito alla dequalificazione generalizzata del sapere nelle scuole e nelle università imposta dalla riforma degli ordinamenti didattici, dalla riduzione degli investimenti pubblici nella formazione e nella ricerca, dall’applicazione delle norme sulla valutazione dei crediti e dalla scansione dei cicli didattici. Secondo il Comitato per la valutazione dell’università e la Corte dei Conti, dopo avere applicato per primo e integralmente il processo di Bologna, il nostro paese ha visto diminuire negli ultimi anni il numero dei laureati, registrando la crescita della disoccupazione tra i neo-laureati, provocando la crescente dequalificazione dei saperi trasmessi.
Questo declino non ha spostato di un millimetro l’orientamento di chi governa l’università. Hanno continuato a pensare che l’università non rappresenta più uno strumento di riscatto per gli studenti che per motivi economici non hanno beneficiato di pari opportunità durante il periodo scolastico: al contrario, gli atenei si incaricano di aumentare le disparità tra gli studenti all’inizio del percorso universitario ignorando la correlazione tra le condizioni economiche individuali e l’accesso a un’istruzione di qualità. Quando la riforma Gelmini sarà approvata anche il diritto allo studio verrà triturato in questa corsa al ribasso. Secondo la riforma sarà la Consap Spa, una società di diritto privato, a erogare prestiti per gli studenti meritevoli indipendentemente dalle loro condizioni economiche. La portata simbolica di questo provvedimento è evidente. Agli studenti dicono di vivere una vita di debiti e senza speranza di cambiarla. Tutto dovrà restare così, immobile. Ma sarà davvero così?
Abbiamo continuato ad opporci in tutti questi mesi alla violenta svalorizzazione in cui ogni risorsa intellettuale è intercambiabile e per questo viene precarizzata. Sappiamo che questa sarà l’ultima, e definitiva, riforma dell’università che ci espellerà tutti. Nessun accesso a Torino, dove saremo più di 3 mila che da oggi al 2013 ad essere allontanati dall’insegnamento, dalla ricerca, da una carriera fatta di passione e di compromessi, che produce risultati e delusioni, da una vita che abbiamo voluto autonoma e libera che da troppi anni sta ferma e ristagna. La cooptazione accademica distrugge il nostro tempo di vita.
Saremo molti di più a Roma. Qui noi rifiutiamo la marginalizzazione dei senati accademici, il cui ruolo deve essere anzi valorizzato e che devono prevedere rappresentanze non simboliche di tutte le componenti dell’università, inclusi studenti e precari. Vogliamo il riconoscimento ai lavoratori precari del diritto di eleggere proprie rappresentanze nei principali organi accademici e di partecipare all’elezione delle principali cariche accademiche, rettore incluso.
Saremo moltissimi a Napoli, a Bologna, a Milano, a Cagliari, a Bari a perdere il reddito. I nostri atenei hanno gravissimi problemi a chiudere il bilancio di quest’anno perché i tagli voluti dal ministro Tremonti al Fondo Ordinario di finanziamento (Ffo) degli atenei e imposti all’università dalla legge 133 stanno distruggendo la normale – e da sempre deficitaria e per noi escludente – amministrazione. Sappiamo che l’anno prossimo i tagli saliranno al 14,7 per cento dell’Ffo e molti atenei aumenteranno le tasse, sacrificheranno i nostri contratti, venderanno sedi spesso acquisite senza una programmazione economica degna di questo nome. Noi chiediamo di cancellare i tagli introdotti dalle leggi 126/08 e 133/08 e di rifinanziare il sistema universitario.
La risposta della comunità accademica è irresponsabile. Rassegnata, silente o connivente, in attesa di nuove e futuribili convergenze con la riforma, a caccia del vantaggio personale o della propria corporazione, nessuno tra i professori sembra volersi porre il problema di una didattica di qualità elevata e garantita a tutti gli studenti; di un investimento serio e duraturo nel settore strategico dell’istruzione pubblica e, ovviamente, di un accesso non familistico né corporativo alla professione della ricerca. Nel nostro settore, come in tutta l’economia della conoscenza in Italia, si va nella direzione opposta e si attua una contro-riforma perché il male incancrenisca. La loro guerra all’intelligenza generale vuole accelerare il declino e renderlo irreversibile. Questa economia stracciona ha bisogno di eserciti di precari il cui sapere sia altamente deperibile e sostituibile. Cosa dicono i docenti? La sconfitta sarà dell’università, non saremo certo noi a pagarla.
Noi non difenderemo mai un sistema che ci vuole subordinati e addomesticati nella vana attesa di un posto al sole a 1200 euro al mese e una pensione tra 40 anni dimezzata rispetto all’ultimo stipendio, regalo del passaggio al regime contributivo pensionistico che ci accomuna alle donne e agli uomini, alle ragazze e ai ragazzi, tutti gli iscritti alla gestione separata dell’Inps che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996. Vogliamo che l’età pensionabile dei docenti sia allineata al resto d’Europa. Vadano in pensione a 65 anni, liberino le risorse per destinarle principalmente al reclutamento di nuovi docenti di terzo livello, avviando così un processo di riassorbimento del precariato accumulato.
Dal 1980 il posto da ricercatore ha goduto della garanzia di indipendenza del contratto a tempo indeterminato. La riforma Gelmini lo trasforma in un lavoro precario, con contratti a termine triennali rinnovabili una volta. La casta dei garantiti si restringerà sempre più e vi saranno ammessi i soli professori ordinari ed associati. Intorno a questa cittadella fortificata, prolifereranno le figure precarie che, spesso a titolo gratuito come i docenti a contratto, non permetteranno a lungo la sopravvivenza degli atenei in condizioni sempre peggiori.
In questo clima da «si salvi chi può» fortissimo è il rischio di arroccarsi nella difesa di egoismi corporativi. I ricercatori strutturati stanno organizzando ormai da diversi mesi la loro contestazione al Ddl Gelmini: denunciano prima di tutto la scomparsa della figura di ricercatore a tempo indeterminato, che li porterà a competere nei prossimi anni con i precari per i posti che contano. Alcuni di loro chiedono di diventare «professori associati» per legge, o almeno con canali preferenziali come i concorsi riservati. Una mediazione che noi consideriamo corporativa e al ribasso. E infatti il governo sembra intenzionato a venir loro incontro, riducendo così ulteriormente le risorse a disposizione dei precari, mentre i rettori strumentalizzano queste rivendicazioni, pur di mantenere il consenso. Poco importa se, nelle stesse aule in cui i ricercatori minacciano scioperi della didattica, la metà dei corsi sono oggi svolti da precari che lavorano letteralmente in nero o a titolo gratuito.
Siamo più di 40 mila in tutta Italia e respingiamo il progetto di ulteriore precarizzazione della ricerca. Non siamo soli e sappiamo che molti dei ricercatori mobilitati, sia pure con estremo e grave ritardo contro il Ddl Gelmini, si battono contro un sistema che è sempre meno finanziato e si regge sul loro e il nostro volontariato. Saremo accanto a loro quando, dal prossimo ottobre, rifiuteranno di tenere lezione e bloccheranno i corsi di laurea se nel disegno di legge Gelmini sull’università non cambieranno le norme che regoleranno la governance degli atenei, non saranno ritirati i tagli al fondo ordinario (Ffo) degli atenei e non saranno modificate quelle che ostacolano la carriera dei ricercatori e aggravano il precariato.
Ci auguriamo che la lotta dei ricercatori sia altrettanto determinata di quella che condussero i maître-à-conference in Francia l’anno scorso. Ad oggi, ci sembra che le mobilitazioni indette a maggio da tutti i sindacati del personale universitario si stiano rivelando prima di tutto tardive e, in secondo luogo, inefficaci dal punto di vista dell’azione politica contro una proposta di legge che prefigura il definitivo smantellamento dell’Università pubblica, correndo il rischio di limitarsi – se andrà bene – a preservare rendite di posizione. Disertarle, tuttavia, servirebbe solo a convincere Gelmini, Tremonti e Berlusconi che la loro riforma gode di consenso nell’università anche tra gli studenti e i precari, e nella parte più sana della docenza. Perciò, è utile che la generazione cresciuta nella precarietà faccia sentire la sua voce, e porti nelle piazze contenuti realmente innovativi. Usiamo l’immaginazione, uniamo le lotte, creiamo alleanze contro la guerra all’intelligenza, iniziamo una grande marcia per la conoscenza come bene comune. L’autunno è già qui e non solo perché questo è il maggio più piovoso degli ultimi anni.
Per queste ragioni aderiamo all’assemblea pubblica Lunedì 17 maggio alle ore 14 nella facoltà di Lettere de La Sapienza e a tutte le forme di lotta previste dagli studenti e dai precari per il 18 e il 19 maggio in tutta Italia così come a Roma.
Laboratori Precari – Rete di dottorandi e ricercatori precari delle Università di Roma
Non piangere sul contributo versato
Segnaliamo un interessante articolo di Dario Di Vico sul corriere.it. Ecco alcuni passaggi significativi:
Il governo [...] aveva annunciato che entro il 2010 l`Inps avrebbe inviato a casa l`estratto conto aggiornato dei versamenti previdenziali accantonati fino a quel momento.Quell`estratto conto, novità assoluta, avrebbe contenuto addirittura una proiezione sull`ammontare finale dell`assegno di pensione.
[...]
Il sogno di avere un welfare scandinavo anche nel Belpaese (in Svezia e Norvegia esiste già l`equivalente della busta arancione) si è però infranto con problemi organizzativi. L`Inps dichiara che sarebbe stata assolutamente in grado di realizzare l`operazione ma non lo erano la maggior parte delle altre Casse di previdenza (circa una trentina) a causa di una informatizzazione inadeguata delle proprie banche dati.
[...]
«Dietro la scelta del governo e dell`Inps di non mandare la busta e di non mettere nero su bianco le proiezioni sulle prestazioni previdenziali di fine carriera – denuncia Anna Soru, presidente di Acta, l`associazione
dei consulenti del terziario avanzato – c`è una scelta comunicativa ben precisa.
Non si vuole creare allarme tra i contribuenti. Soprattutto tra quelli a regime contributivo puro». Le prime coorti di lavoratori assoggettati al contributivo dovrebbero andare in pensione tra 15-20 anni ma le previsioni che fanno gli
esperti dell`associazione sono preoccupanti. E segnalano un`ulteriore differenza di trattamento con i lavoratori
dipendenti.
