Generali
Cervelli in fuga dagli USA, ma per amore
Un articolo apparso sul Corriere della Sera del 17/12/2008 sui cervelli attratti dal Dipartimento di Informatica
La Cei minaccia mobilitazioni, il governo chiede scusa e ripristina i fondi alla scuola cattolica
Non sono servite manifestazioni, non sono servite lezioni in piazza, non hanno dovuto dormire nei sacchi a pelo ne attraversare mezza Italia per radunarsi: è bastato loro minacciare la mobilitazione perché il governo in poche ore tornasse sui suoi passi ripristinando 120 dei 130 milioni che avrebbe voluto tagliare.
I nuovi tagli agli istituti scolastici paritari, previsti dalla finanziaria del governo Berlusconi, aprono una “crisi” e presto “le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese”: ha affermato mons. Bruno Stenco, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per l’educazione, la scuola e l’università.
Poche ore dopo il governo fa marcia indietro e annuncia, per bocca del sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas a margine dei lavori della commissione Bilancio del Senato sulla finanziaria, che i fondi in questione “vengono ripristinati”, ”C’e’ un emendamento del relatore che ripristina - continua Vegas - il livello originario, vale a dire 120 milioni di euro. Possono stare tranquilli, dormire su quattro cuscini”.
by Marco Travaglio
Sostegno da “sud-etudiant.org” -Francia
Solidarietà con le/gli student-esse-i italian-e-i in lotta. In Italia come altrove, non pagheremo noi la loro crisi!
Da ormai diverse settimane, insegnanti e student-i-esse mostrano una forte determinazione nella loro lotta contro la legge 133 e il decreto Gelmini (trasformato in legge tramite approvazione del Parlamento).
Se questa contro-riforma, che prevede in particolare l’amputazione dei fondi per l’istruzione, non è ritirata, le sue conseguenze saranno devastanti per tutto il sistema educativo italiano. La legge prevede
infatti la soppressione di quasi 30 000 posti nell’istruzione elementare, media e superiore, e una profonda riforma delle università.
Questa riforma, che con il disimpegno finanziario dello stato impoverisce l’insegnamento accademico prevede inoltre di consegnare agli interessi privati gran parte dell’istruzione (tramite un sistema
di Fondazioni private). Il governo vuole che i finanziamenti si facciano sulla base di diplomi d’ “eccellenza” (escludendo le lauree triennali), che le facoltà più redditizie si misurino in base alla percentuale d’inserimento degli studenti nel mondo del lavoro e alla “produttività” degli insegnanti e
de-lle-i ricercat-rici-ori.
Purtroppo Berlusconi e la sua ministra Gelmini non fanno nessuna innovazione!
Il governo Sarkozy e la ministra dell’università e della ricerca Valérie Pécresse stanno implementando queste misure anche in Francia, dove l’anno scorso è stata adottata la legge relativa alle “Libertà e responsabilità delle Università (LRU)”,contro la quale il sindacato studentesco Sud aveva lottato attivamente, e una serie di rapporti e decreti che hanno condannato a morte l’istruzione pubblica.
Queste tendenze s’inseriscono nel quadro più generale delle contro-riforme volte a rifondare i servizi pubblici europei giudicati non redditizi dagli ideologi liberali che voglio attuare in Europa, in base ai criteri capitalisti, “l’economia della conoscenza più competitiva del mondo”. Nel momento in cui il loro sistema economico è in crisi e i nostri dirigenti politici stanziano miliardi per finanziare le banche in fallimento, vogliono farci credere che il servizio pubblico (la nostra ricchezza collettiva) è inefficace e deve essere smantellato?
NO, NON PAGHEREMO NOI LA VOSTRA CRISI!
La lotta de-lle-gli student-esse-i e de-lle-i lavorat-rici-ori italian-e-i è anche la nostra lotta. Insieme, potremo vincere questa battaglia contro le riforme anti-sociali nel settore dell’istruzione solamente dando un impulso per una dinamica di solidarietà che superi le frontiere degli stati-nazione.
La federazione sindacale studentesca SUD sostiene attivamente la lotta de-lle-gli student-esse-i italian-e-i. Sosteniamo il raduno de-lle-gli student-i-esse italian-e-i di Parigi di venerdì 14 alle 10 davanti al consolato italiano e invitiamo a partecipare alla manifestazione prevista per lo stesso giorno davanti all’ambasciata italiana alle 18 organizzata da diverse organizzazioni.
E’ tempo di coordinare le nostre lotte per organizzare le nostre vittorie!
Depuis maintenant plusieurs semaines, les personnels de l’éducation et les étudiant-e-s font preuve d’une détermination sans faille dans leur lutte contre le décret Gelmini (qui est désormais devenu une loi puisqu’elle a été approuvée par le parlement).
Cet acte porte notamment modification des budgets des ministères en charge de l’éducation. Si cette loi n’est pas retirée, les conséquences pourraient être dévastatrices pour le système éducatif italien: il est prévu près de 90.000 postes en moins dans l’enseignement! De fait, on assisterait dans l’enseignement primaire et secondaire à une augmentation intolérable du nombre d’élèves par classes. Dans le même temps, le financement des universités serait réformé selon plusieurs critères. Seraient ainsi pris en compte des données difficilement calculables de publiométrie des chercheurs/euses, d’insertion professionnelle des étudiant-e-s, mais aussi un calcul en fonction des diplômés “d’excellence”. Ce dernier critère excluerait
les licences, institutionnalisant un système universitaire à deux vitesses, et contraignant dès lors de nombreuses universités à se livrer aux intérêts privés (puisque la loi crée une possibilité de financements
par un système de fondations).
Pourtant, Berlusconi et sa ministre Gelmini n’innovent que très peu:
ces prescriptions sont en train d’être mises en place depuis quelques mois par V.Pécresse en France, d’abord avec la loi relative aux libertés et responsabilités des universités (LRU) contre laquelle Sud étudiant a activement lutté, puis par une série de divers rapports et décrets.
Plus largement, ces orientations s’inscrivent dans un cycle de contre-réformes visant à refonder des services publics européens jugés “non rentables”, et ce afin de créer “l’économie de connaissances la plus compétitive du monde”, se fondant sur des critères strictement capitalistes. A l’heure où le système économique est en crise et que nos dirigeant dégagent des milliards pour financer des banques en
faillite, ils voudraient nous faire croire que le service public (notre richesse collective) est inefficace, et devrait être démantelé? Non, nous ne payerons pas votre crise !
La lutte des étudiant-e-s et des travailleurs/euses italien-ne-s est donc aussi notre lutte. Ensemble, nous ne sortirons définitivement victorieux de cette lutte contre les réformes anti-sociales dans le secteur éducatif, qu’en impulsant collectivement une dynamique dépassant les frontières des états nations.
La fédération Sud étudiant soutient donc activement la lutte des étudiant-e-s italien-ne-s. Nous soutenons le rassemblement des étudiant-e-s italien-ne-s de Paris vendredi 14 à partir de 10h devant le consulat, et appelons aussi à participer au rassemblement prévu le même jour devant l’ambassade d’Italie à 18h par plusieurs organisations.
Il est temps de coordonner nos luttes pour organiser nos victoires!
Comunicato di solidarietà da Firenze
Riceviamo e pubblichiamo il seguento comunicato:
L’Assemblea Permanente di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze esprime completa solidarietà ai compagni studenti di Roma per i fatti accaduti venerdì 7 novembre presso la stazione metropolitana della Piramide.
Sottolineiamo l’estrema gravità del comportamento delle forze dell’ordine, pronte in ogni occasione ad aspettare il pretesto per caricare violentemente gli studenti e i manifestanti. Lo sdegno per questo incivile comportamento si accresce alla luce dei recenti fatti in Piazza Navona, dove è stato permesso che giovani studenti fossero ripetutamente colpiti da non-studenti di estrema destra, e delle dichiarazioni di qualche politicante di vecchia data che deve sempre trovare uscite ad effetto per finire sui giornali.
Nel nostro paese esiste un piccolo “libello” chiamato Costituzione; in questo si sancisce un principio fondamentale che troppo spesso qualcuno dimentica: “Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e altro mezzo di diffusione” (Art. 21). Ci sembra che il clima repressivo nel quale ci troviamo violi per l’ennesima volta questo diritto, cercando di offuscare le motivazioni della protesta con menzogne mediatiche di profonda gravità.
Come tutti gli studenti italiani siamo in mobilitazione contro una riforma vergognosa, che vuole privatizzare gli atenei e rovinare i loro bilanci, selezionare la ricerca dove c’è profitto economico e dogmatizzare la cultura a nozionismo di partito (un partito) per creare nuove generazioni di automi capaci solo di comprare e consumare.
Il pensiero non si ferma, il sapere critico non si arresta con le leggi dei politicanti di palazzo.
Assemblea Permanente di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Firenze.
NOI L’ABBIAMO LETTA!
Questo documento si propone di spiegare in termini umanamente comprensibili il testo degli articoli 16 e 66 della legge 133 del 2008.
ARTICOLO 16
“Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università”
L’articolo 16 della legge 133/08 è composto da 14 commi.
Esso afferma sostanzialmente che le università pubbliche possono decidere liberamente di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Più precisamente, questa decisione è adottata a maggioranza assoluta dal Senato accademico, e successivamente approvata dal Ministro dell’Istruzione in accordo con il Ministro dell’Economia.
Contestualmente a questa delibera, i suddetti Ministri approvano lo statuto e i regolamenti d’amministrazione e di contabilità adottati dalle singole fondazioni.
Che cos’è una fondazione?
Per fondazione di diritto privato si intende un ente non commerciale e autonomo dal punto di vista gestionale, organizzativo e contabile.
Cosa comporta diventare una fondazione?
Quali sono le caratteristiche della fondazione dal punto di vista giuridico?
La fondazione adotta un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, tenendo conto dell’ordinamento contabile dello Stato e dei vincoli imposti dalla Comunità Europea.
A questo proposito il CUN1 nella sua mozione2 chiede che venga reso pubblico, ai fini della trasparenza, il “Regolamento didattico del corso di studio”.
Il bilancio di ciascuna fondazione è redatto annualmente.
Le fondazioni diventano automaticamente titolari del patrimonio dell’università. Gli atti di trasformazione e di trasferimento dei beni immobili, come le eventuali donazioni a favore delle fondazioni, sono esenti da imposte e tasse.
La gestione economica della fondazione deve assicurare l’equilibrio di bilancio; questo significa che la fondazione è responsabile della propria gestione economica e di equilibrare il proprio bilancio, valutando l’entità dei finanziamenti privati.
Eventuali utili, proventi o rendite della fondazione sono esclusivamente destinati all’attuazione e al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla fondazione.
ARTICOLO 66
“Turnover”
L’articolo 66 della legge 133/08 è composto da 14 commi.
Esso parla dei provvedimenti che le università pubbliche devono prendere per conformarsi con la legge 133/08, includendo le misure di riduzione e assunzione del personale e le riduzioni del FFO3.
I provvedimenti riguardanti l’assunzione e la stabilizzazione di personale sono suddivisi per anno e si applicano rispetto al personale uscente dell’anno precedente (ovvero quello che va in pensione oppure abbandona l’università per qualunque altro motivo). Tali vincoli vanno intesi sia da un punto di vista economico4, sia da un punto di vista numerico5; in particolare la suddivisione è la seguente:
-
-
per l’anno 2008 non sono state fatte modifiche rispetto alla legge precedente6;
-
per l’anno 2009 sia le assunzioni che le stabilizzazioni sono limitate al 10%, per un totale del 20%;
-
per il biennio 2010-2011 le assunzioni sono limitate al 20%, contro il 60% della legge precedente;
-
per l’anno 2012 le assunzioni a tempo indeterminato sono limitate al 50%.
-
Queste limitazioni non si applicano alle categorie protette7.
Nel caso in cui le università avessero bisogno di assumere personale eccedente alle limitazioni di cui sopra, verrà istituito un fondo, non comulativo, che sarà però più ristretto rispetto a quello specificato nella legge precedente:
-
-
nel 2008 rimane invariato a 25 milioni di euro;
-
nel 2009 passa da 100 milioni a 75 milioni di euro;
-
viene cancellato il fondo di 150 milioni di euro che era previsto per il 2010.
-
Per poter accedere a questo fondo per le assunzioni le università dovranno essere autorizzate8.
Il CUN fa notare che il vincolo numerico nell’assunzione del personale è molto più limitante di quello economico: infatti con il 20% del costo del personale uscente si potrebbe assumere molto più del 20% numerico; volendo riportare l’esempio del CUN, dopo aver calcolato il 20% del costo degli uscenti, si avrebbero a disposizione 45 milioni di euro complessivi, ma a causa della limitazione anche sul numero delle assunzioni solo 15-16 milioni di euro del totale possono essere effettivamente utilizzati per il nuovo personale.
L’Università “Sapienza”, per il triennio 2008-2010, aveva già adottato dei provvedimenti molto meno restrittivi riguardo alla riduzione del personale (infatti la limitazione era solo economica ed ammontava al 30%9), che consentivano in breve tempo di rimediare al deficit.
Per il triennio 2010-2012 l’unica limitazione aggiunta agli enti di ricerca10 è che si potrà assumere un numero di ricercatori pari al massimo del personale uscente dell’anno precedente.
Inoltre, la riduzione del FFO sarà la seguente:
-
-
63,5 milioni di euro nel 2009;
-
190 milioni di euro nel 2010;
-
316 milioni di euro nel 2011;
-
417 milioni di euro nel 2012;
-
455 milioni di euro nel 2013,
-
per un totale di 1.441,5 milioni di euro.
Il CUN fa notare che non è specificato a quale valore iniziale verrano applicate queste riduzioni; per essere più specifici e prendendo come esempio il 2009, non è chiaro se la riduzione di 63,5 milioni di euro sarà attuata, ad esempio, sul bilancio del 2008 oppure sulla previsione finanziaria del 2009.
Inoltre il CUN pone la questione riguardante gli scatti11 di cui, a causa di questi tagli, potrebbe non essere garantita la copertura.
Il grafico seguente mostra la ripartizione delle entrate delle università pubbliche nell’anno 2005, dal quale si nota che solo l’11,7% è proveniente dai contributi degli studenti e l’1,9% da parte di soggetti privati.
Da: "L'Università in cifre 2007" a cura di Giuliana Matteocci
La tabella seguente mostra invece la variazione del FFO da qui a 5 anni (dati espressi in milioni di euro):
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
Situazione a legislazione vigente 2007
FFO legge 244/07
7087
6821
6949
6888
6888
6888
6888
Legge 247/07
+8
+8
+8
Legge 244/0712 art. 1, comma 428
+550
+550
+550
+550
+550
+550
Legge 244/07 art. 1, comma 430
+40
+40
+40
+40
+40
+40
Totale 2007
7087
7419
7547
7486
7478
7478
7478
Incremento
/
+332
+460
+399
+391
+391
+391
Effetti provvedimenti 2008
Legge 31/08
/
+16
+16
+16
Urbino
/
+5
DL 93/0813 art. 5, comma 1
/
-16
-16
-16
DL 93/08 art. 5, comma 7
/
-467
-467
-467
-467
Legge 133/08 art. 66
/
-64
-190
-316
-417
-455
Totale 2008
/
7424
7483
6829
6695
6594
6556
Variazioni rispetto al 2007
/
+5
-64
-657
-783
-884
-922
Prima dei tagli
Dopo i tagli
Percentuale di riduzione in 6 anni
7424 milioni di euro
6556 milioni di euro
Quasi il 12% in sei anni
Fonte: Rettore dell’Università di Catania e correzioni a cura degli autori
Notiamo che la riduzione del FFO è pari al 12% circa (ciò significa che la fetta di torta riguardante lo Stato e gli enti pubblici passerà da 73,6% a 64,8%), fondi che le università dovranno ripristinare in qualche modo.
Nel caso peggiore (ovvero nel caso in cui le aziende non investano subito nelle università), questa somma sarà recuperata completamente dai contributi degli studenti, aumentandoli dall’11,7% al 20,5%, il ché comporterebbe un aumento delle tasse universitarie pari al 75,2% (la proporzione è la seguente: 11,7 : 100 = 20,5 : X). Volendo fare un esempio: se una retta universitaria annuale ammontasse a 1000 euro, aumenterebbe a 1752 euro.
SITI DI RIFERIMENTO
-
CUN: http://www.cun.it
-
Parlamento Italiano: http://www.parlamento.it
-
Wikipedia: http://it.wikipedia.org
1Il Consiglio universitario nazionale (CUN) è un organo di rappresentanza del sistema universitario che formula pareri e proposte al Ministero dell’Università e della Ricerca.
2Si fa riferimento alla mozione del 29/07/08 formulata dal CUN in merito al DL 112/08.
3Il Fondo per il Finanziamento Ordinario (FFO) delle Università costituisce la principale fonte di entrata per le università statali. Istituito con l’art. 5 della Legge 537/93, si compone di due parti: una “quota base” ed una “quota di riequilibrio”. La quota base viene attribuita automaticamente alle università, la quota di riequilibrio è invece assegnata sulla base di parametri quantitativi.
4Se, ad esempio, il personale uscente costasse 1000 euro ed il costo limite per le nuove assunzioni fosse fissato al 20%, allora si potrebbe assumere nuovo personale per una spesa massima di 200 euro.
5Se, ad esempio, il personale uscente fosse di 100 persone ed il numero massimo di nuove assunzioni fosse fissato al 20%, allora si potrebbero assumere al massimo 20 persone.
6Si fa riferimento alla Legge 296/06.
7Si fa riferimento alla Legge 68/99: “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”.
8Le autorizzazioni sono rilasciate secondo le modalità descritte nella Legge 449/97, articolo 39, comma 3-ter.
9Si fa riferimento al verbale del Consiglio di amministrazione dell’Università “Sapienza” dell’11/12/07.
10Per enti di ricerca si intendono enti pubblici che costituiscono la parte di ricerca pubblica non identificabile con l’università.
11Incrementi di stipendio automatici.
12“Legge finanziaria 2008”
13“Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie”
Il tacito esito delle proteste
Vi sottopongo una notizia che, oltre essere presente su repubblica.it, e’ sulla prima pagina della Repubblica di oggi… Mi meraviglia il fatto che non sia stata presa in considerazione da nessuna testata giornalistica… A voi commenti ed opinioni, ecco l’articolo in forma integrale da repubblica.it.
Università, stop del governo“Prima calmiamo le acque” di CLAUDIO TITO
ROMA - ”Il clima è troppo acceso. Adesso dobbiamo andare avanti con un po’ più di calma”. Silvio Berlusconi accende il semaforo rosso. La riforma dell’università deve attendere. Maria Stella Gelmini lascerà per un po’ nel cassetto il suo “piano” per gli atenei.
Le manifestazioni di questa settimana, insomma, un effetto l’hanno avuto. E il Cavaliere non vuole correre rischi. Non ha alcuna intenzione di incendiare la piazza. Soprattutto in una fase in cui le proteste di studenti e professori sembrano sempre più intersecarsi con le difficoltà della crisi economica. “Ora - è quindi la scelta del presidente del Consiglio - andiamo avanti con un po’ di calma”.
Il secondo passo studiato dal governo per ristrutturare l’Istruzione pubblica, dunque, verrà rallentato. Il provvedimento - stavano esaminando pure l’opzione di un nuovo decreto - era previsto per la prossima settimana, ma i tempi si allungheranno. Di un bel po’. Eppure solo quattro giorni fa l’intervento era stato annunciato con tutti i crismi dell’ufficialità dallo stesso ministro dell’Istruzione. “Entro una settimana presenterò il piano sull’università”, aveva scandito dopo il sì del Senato alla sua riforma scolastica. Del resto, pure il Cavaliere fino a qualche giorno fa sfidava tutti gli scettici, compresi quelli del centrodestra, ripetendo: “E ora tocca all’università”.
Qualcosa, però, negli ultimi giorni è cambiato. Le proteste degli studenti. Le manifestazioni dei docenti. La stagnazione dell’economia. Il clima nei confronti dell’esecutivo non è più lo stesso. Sul tavolo del premier i sondaggi lo confermano. Già una settimana fa i dati avevano impensierito l’inquilino di Palazzo Chigi, e adesso ha avuto una controprova. La riforma Gelmini non è “popolare”, soprattutto è stata percepita in senso negativo dalle famiglie. “Non si può insistere subito sullo stesso punto”, ha allora fatto sapere il Cavaliere.
Bisogna che si calmino le acque per non trasformare la protesta in un rogo in cui si saldano studenti medi, studenti universitari e professori. Come va ripetendo Umberto Bossi “è inutile far unire anche gli universitari alla protesta della scuola”. Il premier, insomma, ha dovuto prendere atto anche delle resistenze all’interno della maggioranza. “Occorre trovare i finanziamenti adatti - ha avvertito ieri il ministro delle Riforme - perché l’università è una cosa importante”.
E in effetti il piano, che è già pronto nel cassetto del ministro dell’Istruzione, si metterebbe nella scia della manovra economica approvata a luglio scorso. Il decreto di Tremonti, cioè, che ha sforbiciato gli stanziamenti per gli atenei nei prossimi tre anni. Nel 2009 il Fondo per il finanziamento ordinario dell’università è stato ridotto di oltre 700 milioni, gli importi per l’istruzione universitaria di 1600 milioni, i soldi per il “diritto allo studio” ridotti del 60% e persino le risorse per le facoltà “non statali” - tanto care a Berlusconi - decrescerà di 60 milioni. Per il presidente del consiglio, quindi, “al momento è meglio evitare di andare subito anche sulla riforma dell’università”.
Un suggerimento su cui giovedì scorso ha battuto con insistenza pure il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Il quale durante una colazione di lavoro, ha sottolineato i rischi di uno scontro che coinvolga i docenti e i giovani universitari. Gli esperti di An poi sono usciti allo scoperto chiedendo un confronto con tutte le parti in causa e bocciando preventivamente la strada del decreto e della fiducia. “Servirebbe - ammette anche Stefano Caldoro, socialista eletto dentro Forza Italia, impegnato a luglio come relatore della manovra Tremonti - un patto con il mondo dell’università. Un patto di stabilità condiviso”.
Anche perché la seconda puntata del pacchetto Gelmini prende spunto proprio dai “tagli” stabiliti dal ministro dell’Economia. Secondo alcune indiscrezioni, il progetto punterebbe a bloccare la “proliferazione” dei corsi, a cancellare le sedi distaccate considerate in eccesso e a trasformare gli istituti in Fondazioni di diritto privato (il decreto 112 già contemplava la “possibilità” per i singoli di atenei di compiere questa scelta che diventerebbe invece obbligatoria). Non solo.
Il piano verrebbe accompagnato dalla “sospensione” dei concorsi per i professori - quelli già banditi nel 2007 e nel 2008 - al fine di rendere effettivo il blocco del turn over. Ai piani alti del ministero si sventola una ricerca in cui si evidenza come i docenti italiani assunti a tempo indeterminato siano circa 65 mila e in Germania “solo” 40 mila. Per Berlusconi, però, non è più il tempo di forzare la mano.
(2 novembre 2008)
Voci da Cagliari
Riceviamo e pubblichiamo la posizione della lista ICHNUSA, gruppo cattolico (checché ne dica o voglia farci credere il lacchè di turno) dell’Università di Cagliari in mobilitazione contro la legge 133.
Da anni l’Università viene colpita dai tagli. Quelli previsti dalla legge 133
(già approvata!) ammontano a 1,5 miliardi di euro, con una riduzione dei
finanziamento ordinari (FFO) del 7-8%. La situazione economica (cfr debito
pubblico italiano al 3° posto in tutto il mondo e PIL a -0,5% per il 2009)
obbliga a una riduzione della spesa statale. Il governo Berlusconi, godendo
di un’ampia maggioranza in Parlamento, dovrebbe avere il coraggio di fare
scelte importanti e non vessare ulteriormente l’Istruzione pubblica.
L’Università come la scuola non sono mai una spesa, ma sempre un investimento!
A Cagliari un’ulteriore diminuzione dell’FFO porterebbe sicuramente a
razionalizzare l’offerta didattica e i servizi. Qualora l’Ateneo si decidesse
a combattere tutti gli sprechi, l’aumento delle tasse sarebbe comunque
inevitabile, come già successo l’anno scorso a causa dei tagli di Mussi (per
Cagliari 4 milioni di euro).
In questo momento è necessario che gli studenti non si dividano e scelgano
assieme azioni unitarie di protesta! Si moltiplicano assemblee e iniziative
analoghe: occorre parteciparvi e pubblicizzarle. Il problema riguarda tutti e
Cagliari deve dare un segnale forte. Al momento di approvare la finanziaria
il Governo avrà la possibilità di rivedere i tagli: per questo una
mobilitazione generale è di essenziale importanza!
La mobilitazione è ancora più importante vista la possibilità che ha il
Governo di aumentare le sovvenzioni con la Finanziaria.
La situazione ripropone con urgenza questa domanda: quale è il senso e il
cuore dell’Università? Cosa vogliamo difendere? Qual è la discussione che
docenti e studenti devono riaprire insieme?
Pensiamo che l’Università sia il rapporto di insegnamento, di confronto, di
crescita tra docenti e studenti. Il contesto storico ha messo però da tempo
in crisi, in teoria e di fatto, il valore della formazione e dell’educazione.
I tagli all’Università sono solo un sintomo di questa situazione. C’è da
tempo, come ha detto anche il Papa a Cagliari, un’emergenza educativa che va
ben aldilà dei finanziamenti e che abbiamo vissuto nelle scuole e spesso
anche tra le aule universitarie.
Voler imparare di più, studiare per maturare di più, confrontarsi seriamente
con i docenti, non accontentarsi di questa Università, ma ricondurla al suo
scopo, è la prima forma di protesta contro un sistema (anche universitario)
che ha dimenticato il valore della formazione. È questo il tumore della
società che ha portato, governo dopo governo, al ridimensionamento
dell’Università come se fosse una “spesa” qualsiasi. Bisogna combattere
questa impostazione affermando il principio che il diritto allo studio è la
risorsa più importante per la persona e la comunità.
Fatta salva la libertà dei ricercatori di non fare lo straordinario per una
giusta causa, chiediamo ai docenti di fare comunque lezione (magari in
maniera alternativa o in giro per la città) per affermare questo principio.
In questo modo si mostrerebbe anche agli studenti che la protesta è fatta per
loro e non contro. Si rischia altrimenti di dividersi e dimenticare le
ragioni della protesta. Forse questa iniziativa potrebbe anche servire a
sgomberare il campo dall’ equivoco che questa sia solo una scusa per
strumentalizzare gli studenti per lotte partitiche, che dovrebbero stare per
conto nostro fuori dall’Università, e non per affermare con la protesta il
valore di questa secolare istituzione.
Grave e da non assecondare è tanto più la proposta, avanzata da alcuni, di
bloccare lezioni, esami e laboratori. Siamo tutti contro i tagli, ma la
protesta dei docenti non può ritorcersi contro gli studenti. Non dividiamoci!
Oltre a difendere l’Università dal Governo, occorre farlo dall’autolesionismo.
Coscienti, come si è sentito nelle assemblee di questi giorni, che ci sono
studenti d’accordo con forme estreme di protesta, come il blocco totale
dell’anno accademico, noi ci opponiamo a scelte che ci farebbero solo del
male.
Proponiamo, quindi, ai docenti di organizzare con gli studenti, al posto delle
lezioni bloccate, seminari o lezioni, in Facoltà o in giro per la città, a
cui invitare gli studenti dell’intero Ateneo insieme alle autorità politiche
e istituzionali e i giornalisti locali. Diamo la nostra completa
disponibilità per organizzarle e pubblicizzarle.
I rappresentanti degli studenti della lista ICHNUSA (gruppo cattolico dell’Università di Cagliari)
Eventi del gruppo Chimica Reagisce
Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos
Uno dei violenti fa strada ad un poliziotto sul furgone della polizia
Riporto un articolo a cura di Curzio Maltese pubblicato oggi da Repubblica.it, la situazione è grave, se non troviamo alla svelta delle contromisure (non violente ovviamente) questi metodi, arrivati direttamente dal Ventennio e con il silenzio-assenso di gran parte dei media, potrebbero avere la meglio. Ieri a piazza Navona è stata sospesa la democrizia, non deve ripetersi.
AVEVA l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì”.
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”
Scontri a Roma: la testimonianza diretta di Curzio Maltese
Quello che è successo ieri a Piazza Navona è gravissimo, hanno iniziato ad attuare il “piano Cossiga”; speriamo che non ci sia l’intenzione di commettere gli stessi errori del G8.
31 Ottobre 2008 - Lezioni peripatetiche di Informatica
Piazza Montecitorio, Venerdì 31 ottobre 2008
- Ore 14.00: Facebook, Buffon e la ricerca della prosperità (prof. Alessandro Panconesi, Dipartimento di Informatica)
- Ore 15.00: Lo zoo della complessità (prof. Nicola Galesi, Dipartimento di Informatica)
- Ore 15.45: La ribellione degli algoritmi genetici (prof. Roberto Navigli, Dipartimento di Informatica)
- Ore 16.30: The Google story (prof. Alessandro Mei, Dipartimento di Informatica)
