Italia
sabato 13 febbraio 2010 Manifestazione Nazionale NO VAT
Il 13 Febbraio 2010 per il quinto anno scendiamo ancora in piazza contro il Vaticano
per denunciarne l’invadenza nella politica italiana: è infatti uno degli attori che
agiscono nelle complesse dinamiche di potere sottese a un sistema autoritario e
repressivo.
L'11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi sancivano la saldatura tra Vaticano e regime
fascista, oggi le destre agitano il crocefisso per legittimare un ordine morale in linea
con l’integralismo delle gerarchie vaticane, lo strumentalizzano per costruire
un'identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e
familista.
Da una parte le destre criminalizzano immigrate ed immigrati, istigano a una vera
“caccia all’uomo”, li/le rappresentano come la concorrenza nell’accesso alle risorse
pubbliche mentre nessuno affronta il problema di un welfare smantellato e
comunque disegnato su un modello sociale che non c’è più. D’altra parte la chiesa
cattolica legittima esclusivamente questo modello di società, basato sulla famiglia
eterosessuale tradizionale, sulla divisione dei ruoli sessuali, dove un genere è
subordinato all'altro e lesbiche, gay e trans non hanno alcun diritto di cittadinanza.
Su un altro fronte, destra moderata e sinistra riformista attuano il tentativo di
procedere ad un'assimilazione selettiva dei soggetti minoritari sulla base della
disponibilità espressa a offrirsi docilmente a legittimare discorsi razzisti, eterosessisti
e repressivi. E' prevista l'inclusione solo di quelle soggettività che non mettono in
discussione il potere: c'è un piccolo posto anche per gay, lesbiche e trans e per altre
figure della diversità, purché confermino l'ordine razzista, sessista e repressivo.
In questo quadro, nel movimento lgbtq, abbiamo assistito alla comparsa di “nuovi”
soggetti che ne usano le parole d'ordine per produrre un ribaltamento della realtà: a
protezione delle soggettività supposte deboli pongono i loro carnefici. Chi legittima
questi “nuovi” soggetti, contribuisce a produrre un ulteriore spostamento a destra, a
normalizzare la presenza delle destre radicali nel dibattito pubblico.
Fuori da queste lotte interne al potere, dobbiamo constatare la diffusa e asfissiante
presenza di un’etica cattolica, un modello di politica che propone come uniche
alternative di “rinnovamento” il moralismo e il giustizialismo. Sappiamo che se oggi il
Vaticano appare meno interventista è solo perché non ne ha bisogno: già nel nostro
paese possiede il monopolio dell’”etica” che abbraccia indistintamente governo e
opposizione parlamentare che fanno a gara - come sempre - ad inginocchiarsi
all’altare del giustizialismo e del buonismo ipocrita.
Respingiamo il tentativo di espropriare anche i movimenti di lesbiche, gay, trans e
femministe, di categorie fondamentali quali l'antifascismo, altrimenti l'ambiguità
politica finirebbe per rendere le nostre soggettività complici di quest'ordine morale e
politico che concede una legittimazione vittimizzante e minoritaria in cambio
dell'assuefazione alla repressione.
Contrastiamo questo potere che, dove non addomestica, reprime e, attraverso
l’ordine morale vaticano, assume dispositivi di disciplinamento e controllo sociale
che negano qualunque tipo di autodeterminazione: l'autodeterminazione sociale ed
economica dei e delle migranti, l'autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita di
donne, gay, lesbiche e trans, ogni percorso di autorganizzazione, di dissenso e di
conflitto.
Denunciamo che quando il processo di addomesticamento non si compie viene
utilizzato il carcere, il CIE (centri di identificazione ed espulsione), la repressione, la
paura, la noia, la solitudine, l'intimidazione e la criminalizzazione per neutralizzare gli
elementi di dissenso non previsti e non gestibili: migranti, movimenti, studenti,
lavoratori e lavoratrici, disoccupati/e.
Riaffermiamo che antirazzismo, antifascismo, antisessismo sono lotte, necessarie
l'una all'altra, da condurre anche contro l'uso strumentale delle libertà di donne e
lgbt per rafforzare e legittimare un modello razzista.
Portiamo in piazza i nostri percorsi di autodeterminazione nell'acutizzarsi della crisi
economica e dello smantellamento dello stato sociale - in particolare della scuola e
dell'università - che tanto spazio lascia alle imprese private e confessionali.
Riaffermiamo le diversità e le differenze sociali, sessuali, culturali, contro l'identità
nazionale razzista e eterosessista che ci vogliono imporre e contro l'ordine morale
vaticano.
Portiamo in piazza i nostri percorsi di liberazione per ribadire la nostra volontà di
agire nello spazio pubblico per produrre trasformazione sociale e culturale.
Manifestazione Nazionale NO VAT
Autodeterminazione laicità antifascismo antirazzismo liberazione
Appello per il sit-in di controinaugurazione di martedì 16 febbraio
In un contesto simile, ci domandiamo che senso abbia festeggiare l'inizio di un nuovo anno accademico che potrebbe rivelarsi l'anno decisivo per il passaggio verso la privatizzazione della nostra università, e invitiamo per questo gli studenti e le studentesse a partecipare al sit-in che si terrà lo stesso 16 febbraio a partire dalle ore 8.30 davanti la facoltà di Scienze Politiche di via Chiabrera.
-Privatizzazione e Fondazione Roma3-L'Università italiana è sotto attacco da parte del governo che, per fronteggiare la crisi, ha deciso di risparmiare sull'istruzione pubblica. I tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario hanno costretto gli Atenei italiani a diminuire la qualità e la quantità dei servizi, che già in precedenza non sono mai state brillanti. Il governo ha offerto una scappatoia agli atenei: se non sono sufficienti i fondi pubblici stanziati, c'è la possibilità di costituire delle fondazioni private per intercettare i finanziamenti da banche e imprese.
Roma3, che in materia di privatizzazioni è sempre all'avanguardia, ha già pianificato il percorso da seguire. Il Consiglio di Amministrazione di Roma3, infatti, in totale sintonia con la linea aziendalista e privatizzatrice del governo, ha decretato che uno dei modi per limitare i danni dovuti ai tagli all'FFO sarà la costituzione di una Fondazione Roma3, capace di ricevere i finanziamenti da parte dei privati. Ovviamente questi finanziatori non sono enti di beneficenza, ma agiscono secondo la logica del profitto:io do qualcosa per ottenere qualcos'altro. Un esempio di tutto questo lo abbiamo visto con la questione della fondazione Roma3-Maruffi: i fratelli Maruffi hanno sì donato “gratuitamente” all'ateneo un casale del '600, ma in compenso hanno ottenuto un vitalizio di circa 120.000 euro all'anno.
Se a ciò si aggiungono le disposizioni della futura riforma Gelmini, che prevedono che la metà del consiglio d'Amministrazione degli atenei dovrà essere costituito da privati, il risultato è facilmente prevedibile: coloro che finanzieranno l'Ateneo saranno gli stessi che siederanno al tavolo del CdA.
Una privatizzazione mascherata del nostro ateneo pubblico.
-Diritti dei lavoratori e servizi agli studenti-
Nonostante gli ingenti tagli imposti dal governo, non possiamo dire che Roma3 stia conducendo una seria politica di risparmio. Recentemente l'ateneo ha mobilitato ingenti risorse finanziarie volte all'acquisizione di una serie di stabili dentro e fuori Roma. Inoltre, l'Ateneo ha avviato un processo di esternalizzazione dei servizi con esiti disastrosi tanto per gli studenti e le studentesse, quanto per i lavoratori e le lavoratrici.
Sinteticamente, prima dell'esternalizazzione l'ateneo pagava direttamente i lavoratori per offrire un certo servizio; dopo l'esternalizzazione l'ateneo paga una cooperativa affinchè eroghi quello stesso servizio; il problema è che l'ateneo non solo non paga una cifra significativamente inferiore, ma il servizio è stato notevolmente ridimensionato, qualitativamente e quantitativamente. Il peggioramento del servizio è dato sia dalla diminuzione del monte ore dei lavoratori, sia dal licenziamento o dal trasferimento degli stessi in altre strutture. Il risultato: meno diritti per lavoratori/trici e peggioramento del servizio offerto a studenti e studentesse.
Siamo convinti che sia necessario unire le lotte dei lavoratori/trici e degli studenti/esse, gli uni per tutelare il proprio diritto al lavoro, gli altri per difendere la qualità del servizio.
-Derive neofasciste-
Da sempre Roma3 è stata il laboratorio della destra radicale romana e i gruppi universitari di destra (come ad esempio azione universitaria) sono l'anello di congiunzione tra estrema destra e destra istituzionale. Tale contesto ha fornito la cornice ideale a un'organizzazione neo-fascista come Blocco Studentesco per un tentativo di radicamento nell'ambiente niversitario e territoriale e per ottenere a Roma Tre quell'agibilità politica che gli è stata negata nel resto degli atenei italiani grazieall'azione degli/lle student* democratic* e antifascist*.
Blocco Studentesco è un'organizzazione studentesca neofascista che fa capo a Casa Pound Italia, che si è resa nota in tutta Italia per episodi di violenza, razzismo e criminalità comune. La nostra università non è immune da questo fenomeno: dopo un anno passato ad aggredire ed intimidire gli/le studenti/esse dell'ateneo, questi soggetti ora tentano di ripulire la propria immagine mascherando la loro indole violenta e autoritaria dietro una veste democratica. Tutto questo al fine di presentarsi alle prossime elezioni studentesche e conquistare una carica istituzionale. Riconoscere a questi individui spazi di agibilità politica tali da permettergli di organizzarsi e agire politicamente in questa università e quindi in questo territorio costituisce un problema non solo per gli studenti ma anche per la Roma democratica e antifascista.
Ci appelliamo quindi agli studenti e alle studentesse, ai lavoratori e alle lavoratrici, alle associazioni, ai sindacati alle realtà autorganizzate e a tutte le forze democratiche e antifasciste affinchè partecipino a questo sit in per:
• difendere il carattere pubblico e la qualità dell'istruzione contro le logiche aziendaliste del governo nazionale e d'ateneo
• lottare per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici di Roma3, contro le esternalizzazioni e a tutela della continuità occupazionale
• difendere gli spazi di democrazia e di agibilità politica nell'università e nel territorio contro il dilagare delle organizzazioni neo, nazi e post fasciste
• chiedere che venga rispettato il divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma
Assemblea Permanente Studenti/esse e Lavoratori/trici di Roma Tre contro la riforma Gelmini
[Radiodimassa]DOMANI… NO VAT!
In occasione della NO VAT di domani, che sfilerà per le strade di Roma a partire dalle 14:00, Radiodimassa&RadioLina propongono un pomeriggio di collegamenti in diretta da Roma, per affermare Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, Liberazione, Cittadinanza… contro il Vaticano!
Sarà possibile seguire la DIRETTA a partire dalle ORE 15 su: www.radiolina.info www.radiodimassa.tkSe invece hai intenzione di andare a Roma e ancora non sai come…
DOMANI ORE 9.30 APPUNTAMENTO HOTEL TERMINUS, PIAZZA GARIBALDI, PER RAGGIUNGERE TUTT* INSIEME LA CAPITALE!!
La piattaforma:
Il 13 Febbraio 2010 per il quinto anno scendiamo ancora in piazza contro il Vaticano per denunciarne l’invadenza nella politica italiana: è infatti uno degli attori che agiscono nelle complesse dinamiche di potere sottese a un sistema autoritario e repressivo.
L’11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi sancivano la saldatura tra Vaticano e regime fascista, oggi le destre agitano il crocefisso per legittimare un ordine morale in linea con l’integralismo delle gerarchie vaticane, lo strumentalizzano per costruire un’identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista.
Da una parte le destre criminalizzano immigrate ed immigrati, istigano a una vera “caccia all’uomo”, li/le rappresentano come la concorrenza nell’accesso alle risorse pubbliche mentre nessuno affronta il problema di un welfare smantellato e comunque disegnato su un modello sociale che non c’è più. D’altra parte la chiesa cattolica legittima esclusivamente questo modello di società, basato sulla famiglia eterosessuale tradizionale, sulla divisione dei ruoli sessuali, dove un genere è subordinato all’altro e lesbiche, gay e trans non hanno alcun diritto di cittadinanza.
Su un altro fronte, destra moderata e sinistra riformista attuano il tentativo di procedere ad un’assimilazione selettiva dei soggetti minoritari sulla base della disponibilità espressa a offrirsi docilmente a legittimare discorsi razzisti, eterosessisti e repressivi. E’ prevista l’inclusione solo di quelle soggettività che non mettono in discussione il potere: c’è un piccolo posto anche per gay, lesbiche e trans e per altre figure della diversità, purché confermino l’ordine razzista, sessista e repressivo.
In questo quadro, nel movimento lgbtq, abbiamo assistito alla comparsa di “nuovi” soggetti che ne usano le parole d’ordine per produrre un ribaltamento della realtà: a protezione delle soggettività supposte deboli pongono i loro carnefici. Chi legittima questi “nuovi” soggetti, contribuisce a produrre un ulteriore spostamento a destra, a normalizzare la presenza delle destre radicali nel dibattito pubblico.
Fuori da queste lotte interne al potere, dobbiamo constatare la diffusa e asfissiante presenza di un’etica cattolica, un modello di politica che propone come uniche alternative di “rinnovamento” il moralismo e il giustizialismo. Sappiamo che se oggi il Vaticano appare meno interventista è solo perché non ne ha bisogno: già nel nostro paese possiede il monopolio dell’”etica” che abbraccia indistintamente governo e opposizione parlamentare che fanno a gara – come sempre – ad inginocchiarsi all’altare del giustizialismo e del buonismo ipocrita.
Respingiamo il tentativo di espropriare anche i movimenti di lesbiche, gay, trans e femministe, di categorie fondamentali quali l’antifascismo, altrimenti l’ambiguità politica finirebbe per rendere le nostre soggettività complici di quest’ordine morale e politico che concede una legittimazione vittimizzante e minoritaria in cambio dell’assuefazione alla repressione.
Contrastiamo questo potere che, dove non addomestica, reprime e, attraverso l’ordine morale vaticano, assume dispositivi di disciplinamento e controllo sociale che negano qualunque tipo di autodeterminazione: l’autodeterminazione sociale ed economica dei e delle migranti, l’autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita di donne, gay, lesbiche e trans, ogni percorso di autorganizzazione, di dissenso e di conflitto.
Denunciamo che quando il processo di addomesticamento non si compie viene utilizzato il carcere, il CIE (centri di identificazione ed espulsione), la repressione, la paura, la noia, la solitudine, l’intimidazione e la criminalizzazione per neutralizzare gli elementi di dissenso non previsti e non gestibili: migranti, movimenti, studenti, lavoratori e lavoratrici, disoccupati/e.
Riaffermiamo che antirazzismo, antifascismo, antisessismo sono lotte, necessarie l’una all’altra, da condurre anche contro l’uso strumentale delle libertà di donne e lgbt per rafforzare e legittimare un modello razzista.
Portiamo in piazza i nostri percorsi di autodeterminazione nell’acutizzarsi della crisi economica e dello smantellamento dello stato sociale – in particolare della scuola e dell’università - che tanto spazio lascia alle imprese private e confessionali.
Riaffermiamo le diversità e le differenze sociali, sessuali, culturali, contro l’identità nazionale razzista e eterosessista che ci vogliono imporre e contro l’ordine morale vaticano.
Portiamo in piazza i nostri percorsi di liberazione per ribadire la nostra volontà di agire nello spazio pubblico per produrre trasformazione sociale e culturale.
Durante la manifestazione verranno promossi i preservativi ENCANTO
prodotti dalla
Brigata Di Strada In Appoggio Alla Donna “Elisa Martinez”
Lettera precari e non precari università - primo marzo
Martedì 16 febbraio * festa di Martedi' Grasso
[Radiodimassa] Ascoltando…Mostri!! in diretta Venerdì12 ore15 con “Il tempo delle CHIACCHIERE”
Discuti del più e del meno con SbioGualtier e il Sig.Cacciapolli in una simpatica e rilassata puntata di post-pranzo, ascoltando sempre Mostri della musica dei più svariati generi!!!
Tema centrale: LA CHIACCHIERA
ascoltando mostri.. :
[Radiodimassa] Internet – La censura diventa legge
La censura diventa legge: approvato l’emendamento del senatore D’Alia. Internet verrà represso
I ‘providers’ dovranno bloccare i siti fuori legge. Pena fino a 5 anni di reclusione: il Governo Berlusconi come la Cina e la Birmania. Intanto Mediaset chiede un risarcimento di 500milioni a Youtube
01/02/2010
Caserta – Il 20 gennaio il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733) e, tra gli altri, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (Udc) identificato dall’articolo 50-bis: ”Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Il testo diventerà l’articolo numeo 60. Il senatore Gianpiero D’Alia (Udc) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della Casta. In pratica, in base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog ad insorgere (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i ‘providers’ dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato. Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta. In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, YouTube e ‘tutti i blog’, che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una ‘media company’ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa ‘media company’, guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale e multimediale, che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al ‘pacchetto sicurezza’ di fatto rende esplicito il progetto del Governo di ‘normalizzare’ con leggi di repressione Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non riescono più a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa. Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet, in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia siamo stati noi e la rivista specializzata Punto Informatico.
Occorre dare la massima diffusione a questa notizia per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli Italiani, perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema puramente dialettico.
[Radiodimassa] Indignarsi non basta: verso il primo marzo
ORE 18.00
“Come funziona l’apartheid in Italia? Cosa c’è dietro il razzismo? Che signfica cittadinanza? Il fallimento e i disastri prodotti dalle politiche del governo sull’immigrazione. L’emergenza di nuovi conflitti sociali.”
In vista dello sciopero dei migranti previsto per il primo marzo, l’associazione Caracol invita al confronto diverse realtà del territorio di Napoli. Per l’occasione, Radiodimassa ha preparato un contributo speciale cimentandosi per la prima volta nel video-editing e costruendo un breve video di contributo alla discussione. ASSOCIAZIONE CARACOLvia Plinio 21 – Bagnoli, Napoli
L’evento:
E’ prevista la proiezione di “Il tempo delle arance” e di “Lavoratrici immigrate” a cura di insu^tv. A seguire: “Aperitivo Meticcio”.Partecipano:
Caracol – Casa del Popolo; InsuTv – Telestreet Napoli; RadioDiMassa; Collettivo Epimeteo – QCS.
[Radiodimassa] Perchè ci odiano a Teheran
9 febbraio. Apprendiamo dai media mainstream che oggi in Iran un gruppo di “milizie paramilitari” (così le ha definite il nostro ministro degli esteri on. Frattini) ha “assaltato” con lancio di pietre l’ambasciata italiana a Theran.
Dalle informazioni arrivate sempre dalle stesse fonti, apprendiamo anche che questo “manipolo di paramilitari” travestiti da civili, gridavano “a morte Silvio Berlusconi” e “a morte l’Italia”. L’intervento della polizia iraniana, ha spiegato Frattini, ha «scongiurato l’assalto vero e proprio». Grazie a questo, «non ci sono danni seri». Fonti diplomatiche italiane precisano però che si è trattato di «una manifestazione ostile» e non di un tentato assalto.
Quello che però sembra stato opportunamente omesso è che i miliziani basiji, cioè gli organizzatori della protesta, sono i volontari religiosi che costituiscono una temuta milizia popolare della Repubblica islamica; e , soprattutto, che il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusoni durante la sua visita in Israele il 2 febbraio, parlando dell’Iran, ha dichiarato: “è uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato”. Come ricorda il quotidiano israeliano Haaretz, non è la prima volta che il Cavaliere paragona il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ad Adolf Hitler. In particolare, il giornale cita una frase del premier: “Dobbiamo vigilare, abbiamo già avuto un pazzo simile nella storia”…
La notizia quindi dopo un’interpretazione allargata sembra finalmente capirsi. Oggi in Iran manifestanti religiosi basiji hanno organizzato una dura protesta fuori l’ambasciata Italiana, protesta mossa ovviamente dalle dure dichiarazioni del nostro Presidente, che paragona Mahmud Ahmadinejad ad Adolf Hitler… Chiaro, il caro Ahmadinejad non gode delle nostre simpatie, ma “da che pulpito vien la predica” ci viene da pensare e da scrivere…
Assemblea Provinciale Pubblica su Scuola e Università- Venerdi 12 Febbraio
ASSEMBLEA PROVINCIALE PUBBLICA organizzata dai coordinamenti "Viva la Scuola Pubblica"
"Precar* Scuola"
Onda Perugia
Dopo le riforme Gelmini scuola e università sono destinate a cambiare, ma come?
Volantino Onda Perugia
Volantino Coordinamento precar* della scuola e coordinamento provinciale
"viva la scuola pubblica"
Volantino Coordinamento precar* della scuola e coordinamento provinciale "viva la scuola pubblica" 2
Comunicato Onda Perugia
presso
AUDITORIUM della SCUOLA
IPSIA “CAVOUR-MARCONI ”
VIA ASSISANA 40/D – PISCILLE (PERUGIA)
* meno tempo scuola (riduzione dell’orario settimanale di lezione dalla scuola dell’infanzia alle superiori)
* meno insegnanti (100.000 insegnanti in meno in tre anni)
* meno sicurezza e qualità in aule affollate da 30 e più alunni (dall’infanzia alle superiori)
* meno laboratori (meno tecnici e meno attrezzature di laboratorio)
* meno supplenti (tagliate le risorse per le supplenze, ogni scuola si arrangia come può)
* meno soldi (per tutto ciò che serve quotidianamente dai gessetti alla carta igienica)
* meno pari opportunità (l’ingresso di privati negli organi decisionali produrrà disparità sul territorio nazionale. L’obbligo scolastico assolto solo con la formazione e la riduzione di un anno produrrà disparità tra i minori)
* meno risorse (per l’handicap, per i disturbi specifici di apprendimento, per l’accoglienza degli stranieri)
Nessuna informazione dai media
E i dubbi e le richieste di approfondimento restano inascoltati
CHI INFORMERÀ GENITORI E STUDENTI SU CIÒ CHE LI ATTENDE?
All’approssimarsi delle iscrizioni alla scuola pubblica statale noi, lavoratori e lavoratrici della scuola, genitori Informati e preoccupati, abbiamo interesse che l’informazione corretta arrivi e che con essa cresca la Consapevolezza e la mobilitazione per difendere quella scuola che possa garantire ad ognuno/a “la sua parte di sole e di dignità”
Conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa
lunedì, 8 febbraio 2010 ore 11.00
Sala della Partecipazione del Consiglio Regionale
Palazzo Cesaroni - P.zza Italia, 2 - Perugia
La situazione attuale di scuola e università:
Riforma Gelmini: in rivolta il mondo della scuola
Precari: diamo la sveglia in tutte le scuole!
La scuola col segno meno
Rassegna stampa sulla riforma delle scuole superiori
Inaugurazione dell'anno accademico. Protesta silenziosa dell'onda perugia
Università di Perugia: compriamo a Manhattan e chiudiamo a Terni?
Vendesi Università: Bistoni e Mannarino si genuflettono a Confindustria
Studente? No, prodotto universitario.
Università in declino. Tra abbandoni e cali di iscrizioni.
Scuola, riforma superiore - non si può criticare (da L'Unità)
L'ha definita una "riforma epocale", frutto di "un ampio confronto" con il mondo della scuola. Ma subito dopo lo show a Palazzo Chigi spalleggiata da Silvio Berlusconi, la maestra "unica" dell'istruzione ha oscurato tutti i forum sul riordino della scuola superiore dal sito istituzionale Indire, l'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica.
Una vera e propria censura per docenti, studenti e genitori. Sul web sono stati oscurati tutti i i thread intitolati "Conosci e commenta la riforma". Un atto che la Gelminini ha compiuto senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione.
Lo denuncia con rabbia il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, materia scolastica che per altro la Gelmini ha pressochè "bandito" dalla sua scuola.
Intanto secondo Tuttoscuola, la riforma delle superiori porterà al taglio di 7 mila insegnanti negli istituti tecnico-professionali. Gli schemi iniziali dei regolamenti della riforma, approvati tra maggio e giugno 2009, prevedevano, spiega il mensile di settore, l'avvio della riforma anche per il secondo anno di corso per tutti, ma la critica generalizzata a questo doppio avvio ha convinto il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini a desistere, limitando l'avvio al primo anno. «Chi, invece, non era disposto a desistere era il ministero dell'Economia che dal minor orario delle seconde classi aveva programmato un cospicuo risparmio di risorse - ricordano da Tuttoscuola - per non incorrere nella clausola di salvaguardia, il Miur ha dovuto trovare altre risorse a compensazione e lo ha fatto riducendo gli orari delle classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l'orario delle seconde e terze per i professionali (i licei sono salvi), con effetto immediato da settembre».
Per le classi dei tecnici si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).
L'operazione dimagrimento per i professionali interesserà circa 10.800 classi, calcola Tuttoscuola: per le seconde si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32, per le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria dovrebbe determinare un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici «a registro»).
Complessivamente, quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei professionali si dovrebbero ridurre di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici. Si tratta, comunque, di stime da verificare, spiega il mensile, con le determinazioni dei nuovi organici che il Miur si prepara a definire per il prossimo anno scolastico.
L'università ritorna un lusso per pochi
Andrea rossi
da lastampa.it
Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità. Ma sono soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare
È stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti.
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La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l’esame di maturità.More...
«La riforma del 3+2 ha prodotto un’ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto che l’Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è scesa al 15 per cento. Poi ancora giù, quasi un punto all’anno: 14 per cento nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor Piero Cipollone. Per anni, in Banca d’Italia, ha studiato i costi del sistema formativo, oggi presiede l’Istituto per la valutazione del sistema dell’istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali meno abbienti: l’università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale l’investimento».
La crisi economica dell’ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l’80 per cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti». Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane provano ad agguantare una laurea.
L’austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d’iscrizione», racconta Diego Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’istruzione - «il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».
Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli ultimi vent’anni l’ingresso forse è diventato più democratico, ma l’esito finale no. Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d’Italia, sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non solo aumenta la probabilità di iscrizione all’università di oltre il 15 per cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo stesso modo per cento le probabilità di abbandono.
Forse è l’effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l’anno ottengono una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza. Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti. In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita», attacca Diego Celli.
L'Università ritorna un lusso per pochi - da La Stampa
Da leggere: interessante articolo, da La Stampa.
L'università ritorna un lusso per pochi
Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità. Ma sono soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare
ANDREA ROSSI- TORINOÈ stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti.
La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l’esame di maturità.
«La riforma del 3+2 ha prodotto un’ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto che l’Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è scesa al 15 per cento. Poi ancora giù, quasi un punto all’anno: 14 per cento nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor Piero Cipollone. Per anni, in Banca d’Italia, ha studiato i costi del sistema formativo, oggi presiede l’Istituto per la valutazione del sistema dell’istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali meno abbienti: l’università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale l’investimento».
La crisi economica dell’ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l’80 per cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti». Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane provano ad agguantare una laurea.
L’austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d’iscrizione», racconta Diego Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’istruzione - «il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».
Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli ultimi vent’anni l’ingresso forse è diventato più democratico, ma l’esito finale no. Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d’Italia, sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non solo aumenta la probabilità di iscrizione all’università di oltre il 15 per cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo stesso modo per cento le probabilità di abbandono.
Forse è l’effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l’anno ottengono una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza. Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti. In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita», attacca Diego Celli.
Riforma Gelmini, riforma dell'offerta formativa: ecco il progetto
In tutta Italia saranno 40 i nuovi licei musicali, e la Regione dovrà decidere quale istituto della città s'affiancherà al conservatorio. Anche un nuovo istituto tecnico per il turismo in provincia. Non saranno toccate, diversamente da come paventato negli scorsi mesi, tutte le sperimentazioni in biliguismo in vigore nei licei scientifici
di Giuseppe Filetto >> continua
ROMA, 22 FEBBRAIO. CORTEO PER VALERIO VERBANO, UCCISO DAI FASCISTI!
“Sono tanti i motivi per i quali, dopo trent’anni, non ho smesso di
cercare il colpevole. E tra tanti, ce n’è uno che è proprio una
tortura. Quando questo ragazzo è comparso davanti ai miei occhi, non
aveva il passamontagna. Potrei ancora identificarlo”.
Carla Verbano >> continua
Una mail
N.d.R:Mail arrivataci lo scorso novembre
"Egregia Italia,
sono un figlio, come tanti, della tua dolce decadenza. Sono nato nell’anno 1989 e da quel momento in poi non mi è mai sembrato di vivere in uno stato efficiente ed innovativo. Per questo sono ormai convinto che i tempi d’oro ci sono stati, ma forse sono arrivato in ritardo. Appunto durante la decadenza. Non potendo perciò parlare di ciò che non ho potuto vedere mi vedo costretto ad essere “pessimista” nei tuoi confronti, mia cara contemporanea Nazione. Una nazione particolare, unica e soprattutto anomala. Anomalie che si riscontrano in tutti i campi, ma una in particolare mi preme condividere con lei. Partiamo da molto lontano. Facciamo caso che lei abbia un problema elettrico dentro casa. Contatterebbe un elettricista, vero? Bene, mi sembra ovvio ed anche io mi comporterei alla stessa maniera. Facciamo ora caso che lei debba organizzare una vacanza. Contatterebbe una agenzia di viaggio, vero? A questo punto il discorso è chiaro, ad ogni problema la società ci propone una figura specifica preposta a risolverlo. Adesso provi ad immaginare un mondo in linea con le idee utopistiche di Tommaso Moro. Un mondo dove per contattare un elettricista deve prima contattare un avvocato. Quindi, se lei dovesse avere mai bisogno di un elettricista in casa, dovrebbe prima contattare un avvocato, che farebbe poi da tramite con l’elettricista. A questo punto si troverebbe a pagare una parcella all’avvocato ed una all’elettricista, giusto? Il discorso, seppur un tantino contorto, mostra una sua logicità.
Assemblea Provinciale Pubblica su Scuola e Università- Venerdi 12 Febbraio
organizzata dai coordinamenti "Viva la Scuola Pubblica"
"Precar* Scuola"
Onda Perugia
Dopo le riforme Gelmini scuola e università sono destinate a cambiare,
ma come?
Volantino Coordinamento precar* della scuola e coordinamento provinciale
"viva la scuola pubblica"
Volantino Coordinamento precar* della scuola e coordinamento provinciale "viva la scuola pubblica" 2
Comunicato Onda Perugia
presso
AUDITORIUM della SCUOLA
IPSIA “CAVOUR-MARCONI ”
VIA ASSISANA 40/D – PISCILLE (PERUGIA)More...
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* meno tempo scuola (riduzione dell’orario settimanale di lezione dalla scuola dell’infanzia alle superiori)
* meno insegnanti (100.000 insegnanti in meno in tre anni)
* meno sicurezza e qualità in aule affollate da 30 e più alunni (dall’infanzia alle superiori)
* meno laboratori (meno tecnici e meno attrezzature di laboratorio)
* meno supplenti (tagliate le risorse per le supplenze, ogni scuola si arrangia come può)
* meno soldi (per tutto ciò che serve quotidianamente dai gessetti alla carta igienica)
* meno pari opportunità (l’ingresso di privati negli organi decisionali produrrà disparità sul territorio nazionale. L’obbligo scolastico assolto solo con la formazione e la riduzione di un anno produrrà disparità tra i minori)
* meno risorse (per l’handicap, per i disturbi specifici di apprendimento, per l’accoglienza degli stranieri)
Nessuna informazione dai media
E i dubbi e le richieste di approfondimento restano inascoltati
CHI INFORMERÀ GENITORI E STUDENTI SU CIÒ CHE LI ATTENDE?
All’approssimarsi delle iscrizioni alla scuola pubblica statale noi, lavoratori e lavoratrici della scuola, genitori Informati e preoccupati, abbiamo interesse che l’informazione corretta arrivi e che con essa cresca la Consapevolezza e la mobilitazione per difendere quella scuola che possa garantire ad ognuno/a “la sua parte di sole e di dignità”
Conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa
lunedì, 8 febbraio 2010 ore 11.00
Sala della Partecipazione del Consiglio Regionale
Palazzo Cesaroni - P.zza Italia, 2 - Perugia
La situazione attuale di scuola e università:
Riforma Gelmini: in rivolta il mondo della scuola
Precari: diamo la sveglia in tutte le scuole!
La scuola col segno meno
Rassegna stampa sulla riforma delle scuole superiori
Inaugurazione dell'anno accademico. Protesta silenziosa dell'onda perugia
Università di Perugia: compriamo a Manhattan e chiudiamo a Terni?
Vendesi Università: Bistoni e Mannarino si genuflettono a Confindustria
Studente? No, prodotto universitario.
Università in declino. Tra abbandoni e cali di iscrizioni.
Riforma Gelmini, in rivolta il mondo della scuola, scioperi e manifestazioni
Redazione
ROMA - L'approvazione del Consiglio dei ministri sulla riforma scolastica ha scatenato una vera e propria raffica di polemiche. Sorda alle critiche giunte da più parti, il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini ha parlato di svolta epocale, precisando che questa riforma, che prevede uno snellimento sostanziale degli indirizzi di studio nell'istruzione secondaria, ci porterà in linea con l'Europa. Ma non tutti sono di questo avviso.
L'opposizione non ha affatto digerito questa mossa del governo che penalizzerà ulteriormente il nostro sistema scolastico. Pier Luigi Bersani non ha dubbi: "Il riordino della scuola superiore da parte del governo non è una riforma, ma un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall'Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese". E tutto questo, secondo il leader del Pd, è un atto esclusivo per far quadrare il bilancio. Ma non è tutto. Il Pd pensa che questa riforma favorirà la dispersione scolastica, penalizzerà i saperi tecnico-scientifici e taglierà le ore di laboratorio negli istituti professionali.
Sulla questione si è espresso anche l'ex ministro Giuseppe Fioroni che ha lanciato un messaggio direttamente al Cavaliere: "La scuola superiore, caro presidente del Consiglio, non 'sforna' ragazzi come da lei testualmente affermato. La scuola ha il compito di formarli ed educarli".
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Dello stesso parere anche l'Idv, che parla di una riforma scritta per la Confindustria e priva di risorse adeguate. Anche i sindacati non hanno lesinato critiche. Per Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil: "Ciò che il governo ha approvato non è una riforma ma solo una rigorosa applicazione dei tagli decisi dal ministro Tremonti. Da questa riforma la professionalità del personale uscirà svilita e tantissimi precari, insegnanti e Ata, saranno presto licenziati". E ancora, secondo Pantaleo, che ha annunciato un'assemblea nazionale per il 17 febbraio e lo sciopero generale il 12 marzo, : "la decisione di ridurre l'orario nella classi successive alla prima e nei soli istituti tecnici e professionali, accentua la separatezza tra i diversi segmenti, producendo nei fatti una divisione sociale grave e inaccettabile tra i giovani sulla base del censo e delle condizioni sociali e culturali di partenza".
I Cobas, che hanno già confermato lo sciopero del 12 marzo parlano di una "riforma sciaguarata che non ha alle spalle alcun progetto didattico, come non ne avevano alle elementari la "maestra unica" o la devitalizzazione del Tempo Pieno."
"Si cancellano o si immiseriscono materie importanti di studio - ha precisato il portavoce Piero Bernocchi - , si tagliano ore di insegnamento cruciali (in media 4 ore settimanali in meno), si sopprimono laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti, si cacciano decine di migliaia di precari, eliminandone il posto di lavoro, soltanto in nome del Dio Risparmio, a spese di una istruzione sempre più impoverita, giudicata un investimento improduttivo da questo e dagli ultimi governi".
La Gilda, l'associazione professionale dei docenti italiani sostiene che la riforma penalizza fortemente le seconde, terze e quarte classi su cui ricadranno i tagli previsti dal governo. "E' evidente - ha detto il Coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio - che studenti e docenti delle classi vittime dei tagli non avranno più alcuna certezza rispetto ai percorsi didattici che hanno intrapreso".
Precari: “Diamo la sveglia in tutte le scuole”; e il Copernico occupa
da zic.it
La riforma delle superiori annunciata dal governo è un attacco violento al mondo della scuola. Il Coordinamento precari di Bologna si mobilita mentre gli studenti del Copernico, al termine di un’assemblea spontanea, hanno deciso di occupare. Leggi il comunicato dei precari.
Ieri il Consiglio dei Ministri ha annunciato il varo della Riforma delle superiori definendola una riforma epocale come non se n’erano avute dalla Riforma Gentile del 1923. Siamo d’accordo, questa riforma non solo taglia sull’istruzione ma tende a cancellare tutte le buone pratiche che la scuola ha accumulato in questi 60 anni di Repubblica, cancellando sperimentazioni, aumentando il numero degli alunni per classe, reinserendo di fatto l’avviamento al lavoro. Oltre a mettere sulla strada altri 17000 precari inserisce dentro la scuola la gerarchia tra i docenti e la disciplina, distruggendo così il clima di collaborazione necessario ad un buon processo educativo. E come se non bastasse, impone per decreto che le scuole dichiarino un bilancio falso per evitare di versare quei crediti che sono stati già spesi per le supplenze! Impoverendo così ulteriormente le scuole pubbliche a tutto vantaggio di quelle private che vedono continuamente aumentare il loro contributi.
Di fronte ad un attacco così violento il mondo della scuola è ancora stordito, ma non è affatto pacificato. Per questo, come Coordinamento dei Precari della Scuola (in concomitanza con iniziative simili in altre province d’Italia) abbiamo deciso che è necessario DARE LA SVERGLIA IN TUTTE LE SCUOLE DI BOLOGNA! Questa mattina siamo stati di fronte al liceo Copernico ad invitare i colleghi, il personale ATA e gli studenti a fermarsi un momento a riflettere su quanto sta accadendo. Abbiamo invitato i colleghi a NON COLLABORARE all’attuazione di questa riforma, partendo da dentro i collegi docenti e partecipando a tutte le iniziative dei prossimi mesi. In particolare la serata cittadina del 20 febbraio “Scuola libera tutti” che si terrà al Teatro Testoni dalle ore 15, a allo sciopero nazionale della scuola del 12 marzo con manifestazione a Roma. L’obiettivo è quello di arrestare l’avanzare dei decreti attuativi per impedire l’effettiva pianificazione dei tagli. Prepariamo tutte le iniziative possibili per arrivare a fine anno ad un massiccio SCIOPERO DEGLI SCRUTINI!
Quest’anno la scuola non deve finire!!!
Al termine gli studenti del Copernico hanno dato vita ad un’assemblea spontanea che ha deciso l’occupazione della scuola. Ovviamente nei prossimi giorni saremo al loro fianco in questa battaglia pacifica ma determinata e andremo in tutte le scuole di Bologna per portare la nostra sveglia. Difendiamo la nostra dignità di cittadini, insegnanti e dipendenti pubblici.ù
Coordinamento Precar* della Scuola di Bologna
