Veneto

Due pesi, due misure.

studiareconlentezza - Lun, 01/11/2010 - 15:11
  Ecco cosa succede ad alzare una voce critica in questa città. Rigiriamo sul blog una lettera che porta all'attenzione dei cittadini e delle cittadine veronesi un episodio che, nel migliore dei casi, testimonia l'applicazione parziale, se non l'uso strumentale di leggi e regolamenti che in un ordinamento democratico dovrebbero rispondere al principio di ugualianza. Prendiamo atto che, anche a Verona, ci sono cittadini e cittadine di serie A e cittadini e cittadine di serie B. Dipendenti comunali sul cui collo alita il potere politico locale, tenuti costantemente sotto osservazione, consapevoli che il minimo errore, anche una semplice ingenuità può mettere a rischio il loro posto di lavoro, e altri dipendenti, che sotto l'ala protettrice di quello stesso potere politico, in tutta tranquillità si possono permettere qualsiasi porcheria.  
Egregio sig. Sindaco Flavio Tosi   e p.c. tramite gli organi di stampa a tutti/e i/le cittadini/e veronesi,   scrivo queste poche righe per denunciare quello che, ai miei occhi, appare come un mastodontico doppiopesisimo. Mastodontico e insopportabile. L'uso delle mail istituzionali (quella del Comune di Verona come quella di qualsiasi Ente/Azienda pubblica o privata) è consentito per motivi, appunto, istituzionali e/o di lavoro. Questo è sempre ben specificato nelle "Condizioni d'utilizzo della mail istituzionale" che si firmano quando vengono consegnate le credenziali per accedere al sistema interno.   Io stesso (me tapino!) ho commesso l'ingenuità di non considerare questo (importantissimo) aspetto della questione. Qualche mese fa scrissi una mail al Rettore dell'Università di Verona (prof. Alessandro Mazzucco) usando, appunto, l'account di posta elettronica fornitomi dal Comune di Verona (allora prestavo servizio presso la Biblioteca Civica di Verona).   Colto in flagrante dai solerti tecnici informatici dell'amministrazione, fattami notare l'inadempienza (che immagino abbia causato danni gravissimi) il Comune ha ravvisato la necessità di imporre al mio datore di lavoro di trasferirmi in un altro luogo.   È così che infatti da una settimana all'altra mi sono ritrovato a dover lasciare la mia casa, la mia città, i parenti e gli amici per trasferirmi a Firenze (+ di 200 km da Verona!) dove ora ho (forzatamente) dovuto cominciare a costruirmi una nuova vita. Ma non mi sono lamentato; l'errore (anzi, più propriamente si tratta di un'ingenuità) l'ho effettivamente commesso e così ho accettato il trasferimento.   Ora però vengo a sapere che il sig. Massimo Mariotti (che non è, come me, un semplice operatore di Front-Office ma ricopre la carica di Presidente dell'ente pubblico dei trasporti) per la stessa cosa ha ricevuto (forse) una tirata d'orecchi.   A ben guardare si potrebbe dire che non è neanche la stessa cosa: io, in qualità di rappresentante degli studenti (eletto con regolari elezioni), mi sono limitato a chiedere spiegazioni al Rettore circa l'uso dell'Aula Magna dell'Ateneo in occasione di conferenze o convegni (peraltro il Rettore ha risposto concordando nel merito con le mie osservazioni) mentre il sig. Massimo Mariotti ha scritto pubblicizzando una festa (privata) in occasione dell'anniversario della marcia su Roma e dell'impresa di Fiume (ma l'apologia di fascismo non è reato?).   Ora il sig. Massimo Mariotti torna sui giornali per questa "bella" iniziativa di abbellire calendari e divise con simboli smaccatamente fascisti (X MAS e SS italiane). Se devo commisurare il suo delitto alla pena inflitta a me, devo pensare che sia stato trasferito (almeno!) in Sicilia. Ma non mi risulta.   Cosa devo quindi pensare? Che la legge non è uguale per tutti? Che se sei il presidente di un Ente Pubblico non avrai lo stesso trattamento di tutti gli altri dipendenti comunali? Mi risulta che il sig. Massimo Mariotti riceva un'indennità in qualità di presidente dell'AMT (pagata con le tasse dei cittadini), esattamente come tutti i dipendenti pubblici. E quindi, signor sindaco (nonchè tutore della legalità), qual è la risposta a queste semplici domande? La legge è uguale per tutti? Qual'è stata la pena inflitta al sig. Massimo Mariotti?   Non voglio neanche pensare che la punizione che mi è toccata (che definire sproporzionata non è forse esagerato) sia dovuta più che alla mail in questione al fatto che il mio nome è stato più volte associato (spesso a sproposito) nelle cronache dei giornali cittadini con "l'affaire Piazza Dante e i bonghi" e che quindi Lei mi veda come un avversario politico e abbia approfittato della mia ingenuità per "sbarazzarsi" di quello che probabilmente pensava essere (sbagliando!) il "capo dei bonghi di piazza dante".   Ma perché non lo pensi, e perché non lo pensino i/le cittadini/e veronesi, è necessaria a mio avviso una presa di posizione ben chiara. Non può pensare di cavarsela con un "Porterò il caso in Giunta".   Altrimenti sarò costretto, alla luce di questo sistema di 2 pesi e 2 misure, ad interpretare tutta questa faccenda come un preoccupante segnale di cedimento dell'architrave democratico che regge il nostro paese e la nostra città.   distinti saluti (da Firenze)   Jack Salbego


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Festino anti-natalizio

studiareconlentezza - Mar, 12/15/2009 - 15:08

Giovedì 17 Dicembre, da mezzodì nel chiostro S.Francesco.
Improvvisato festino anti-natalizio: baratto scacciacrisi, mercatino con frutta e verdura di stagione a km Ø, bella musica, buon cibo e diverse qualità di bevande. Vieni a scambiare il tuo pelapatate con un libro di poesie, il tuo motorino nuovo con un fermaglio per capelli, la tua tesi con uno snack alla nocciola. Vieni a fare due chiacchere sulla riforma universitaria. Portati e condividiti!

Collettivo facoltà umanistiche

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Assemblea!

studiareconlentezza - Mer, 12/02/2009 - 14:06



Mercoledì 09 Dicembre, a partire dalle 11.50 in aula T3. Sono invitati ad intervenire studenti/esse, matricole e laureande/i, ricercatrici/ori, dottorande/i, docenti, personale tecnico-amministrativo.

- Lettura ed analisi del Disegno di Legge Gelmini

- Valutazione delle ricadute sull'Ateneo di Verona

In vista della mobilitazione nazionale dell'11 Dicembre, proponiamo inoltre un momento di discussione, dibattito e confronto per costruire insieme, anche nella nostra città, concrete forme di ooposizione dal tentativo di smantellamento della pubblica istruzione di questo paese.

scarica il volantino in formato pdf

collettivo facoltà umanistiche

studiareconlentezza.noblogs.org

 

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Siamo nella cacca.

studiareconlentezza - Mer, 11/25/2009 - 13:40

Novità dal Senato Accademico.
Car* studentell*, stamattina, martedì 24 Novembre, si è tenuto il Senato Accademico che ha approvato il Bilancio Preventivo 2010 dell'Università di Verona. In breve: è stato il primo momento "ufficiale" in cui ci si è trovati a fare i conti con i famosi tagli di Gelmini/Tremonti per cui abbiamo protestato tutto l'anno scorso.

Ricorderete infatti che i contestatissimi decreti 112/08 e 180/08 (poi trasformati in Leggi 133/08 e 1/09) denominati (a sproposito!) "Leggi di riforma del sistema universitario" non hanno avuto effetti sull'erogazione, da parte dello stato, del Fondo di Finanziamento Ordinario per l'anno scorso (2008-2009) però ne avranno (e pesantissime!) sul prossimo (2009-2010).

Ne salta così fuori (e questi numeri, stavolta, sono veri, non supposizioni astratte!) che l'FFO Nazionale passerà dagli attuali 7,5 miliardi di euri del 2009 (quelli che lo Stato ha messo a disposizione un anno fa) a poco più di 7 miliardi nel 2010 e a poco più di 6 miliardi nel 2011 per una riduzione complessiva del 18% circa.

Tutto questo nonostante per il trienno 2008/2010 fossero stati previsti dal governo Prodi 1,65 miliardi di euri in più a favore dell'FFO Nazionale divisi in tre tranche: 550 milioni nel 2008, 550 nel 2009 e 550 nel 2010. In buona sostanza il taglio si "mangia" questi 550 milioni che erano previsti per il 2010 e molto altro ancora.

Però... c'è un però:
il Consiglio dei Ministri dello scorso 28.X ha espressamente ufficializzato che: "... università e ricerca saranno considerate tra le destinazioni prioritarie delle risorse aggiuntive che si renderanno disponibili in seguito alle misure fiscali in corso di applicazione..." tradotto dal politichese vuol dire che i proventi del famigerato Scudo Fiscale (quel condono che consentirà agli speculatori italiani che conservano i loro capitali da sogno nei paradisi fiscali di mezzo mondo per non pagare le tasse, di farli rientrare in Italia pagando una penale minima in luogo delle tasse arretrate non pagate) saranno re-investiti per "attutire" i tagli monster della Gelmini. Si parla di circa 350/400 milioni di euro.

 

2009

2010

2011

  FFO Nazionale (in milioni di €)

6.911

6.185

6.012

  Quota “2008-2010” (gov. Prodi)

550

550

0

 

7.461

6.735

6.012

  Integrazione Legge 1/09

+24

+71

+118

  Incremento per Scudo Fiscale

 

+350

 

  TOTALE

7.485

7.156

6.130

  Riduzione % rispetto al 2009

  /

- 4,6 %

- 22 %


A questo punto alcune considerazioni si possono già fare:

1) è ovvio che i 350 milioni che dovrebbero arrivare dallo Scudo Fiscale sono del tutto aleatori (per usare un eufemismo!) infatti non è detto che siano così tanti (potrebbero essere anche la metà, o ancora meno) e soprattutto non è assolutamente detto che il governo li investa davvero nell'università! Nel giro di un mese si è sentito promettere di tutto e di più, dall'aumento delle risorse per la sicurezza (polizia, carabinieri e militari) all'abolizione dell'IRAP (la tassa sulla produzione industriale), dalla restituzione del gettito IRPEF agli enti locali (il famoso Federalismo Fiscale) ai fondi per le Grandi Opere (TAV, ponte di Messina, ecc.) ed è del tutto evidente che per fare tutte queste "belle" cose non basterebbe neanche il tesoro di Alì Babà, altroché Scudo Fiscale.

2) si tratta comunque di una misura una-tantum e non strutturale. Vuol dire che 'sti 350 (presunti!) milioni ci dovrebbero/potrebbero essere quest'anno e poi basta, l'anno prossimo siamo punto e a capo.

3) L'integrazione Legge 1/09 che vedete nella tabella è il riequilibrio previsto dal DL 180/08 (poi appunto diventato Legge 1/09) quello, per intenderci, che distingueva tra atenei virtuosi e non virtuosi (vi ricordo che il discrimine per essere considerato Ateneo Virtuoso è lo spendere, per stipendi di personale docente o non docente, meno del 90% del FFO versato dallo Stato).

Naturalmente c'è da considerare che fin qui ho parlato solo delle Entrate dell'Ateneo, non delle Uscite. Queste ultime si dividono in due tipi: obbligatorie e discrezionali. Le Spese Obbligatorie si dividono in: stipendi di docenti e personale T/A (la parte più consistente) e spese di gestione e manutenzione (bollette, mobilio, ecc.). Le Spese Discrezionali sono quelle che si possono modificare, cioé: spese di rappresentanza, marketing e comunicazione, spese legali, spese per cerimonie e/o convegni, spese per il Consiglio degli Studenti, spese per orientamento studenti, fondi per contribuzione gruppi o associazioni studentesche, stipendi dei 150oristi, assegni e progetti di ricerca.

Và da sè che le spese per gli stipendi non possono diminuire in quanto sono soggette agli adeguamenti retributivi automatici e contrattuali. L'unico modo per far diminuire gli stipendi (non importa se dei professori o del personale) sarebbe quello di diminuire il personale, cioè ridurre i servizi agli studenti o i corsi di laurea; è quindi chiaro che i tagli vanno fatti tra le Spese Discrezionali.

Considerando tutto questo si può tranquillamente dire che:
1) siamo nella cacca! Se, e sottolineo, se la storia dello Scudo Fiscale è vera, forse per quest'anno ci salviamo, ma non l'anno prossimo.
2) quest'anno l'Univr spende l'89,24% del FFO per gli stipendi, nel 2011 sarà il 103%, quindi siamo nella cacca!
3) se l'FFO Nazionale continua a scendere e le Spese Obbligatorie continuano a salire è chiaro che non solo non ci saranno più università virtuose, ma saranno tutte al dissesto finanziario (leggi "Bancarotta"!).

Quindi, per l'A.A. 2009/2010:
- c'è stato un incremento delle immatricolazioni del 4 % (da 5.197 a 5.395)
- le tasse studentesche non sono state alzate (eccetto i famosi 200 euri di Scienze del Servizio Sociale)
- i servizi offerti agli studenti non sono diminuiti
- i fondi per la ricerca e la formazione non sono diminuiti

Tutto questo, stante la situazione sopra spiegata, è possibile solo prelevando la bellezza di 5 milioni di euri dal "Fondo di Rotazione per la copertura degli incrementi retributivi del personale universitario" ... altrimenti il pareggio di bilancio non sarebbe possibile... è però anche questa una misura straordinaria, e comunque questi 5 milioni bisognerà in qualche modo rimetterli in questo Fondo non appena le condizioni lo permetteranno (cioé probabilmente mai).

Per avere il bilancio in pareggio:
- si stanno riorganizzando i corsi di laurea che subiranno una diminuzione del 13,8 % (le triennali) e del 18,8 % (le magistrali)
- si è fatto qualche taglietto qui e là dalle spese discrezionali.
Solo per citarne alcuni:
- 22,8 % per marketing e comunicazione
- 6,7 % dal servizio orientamento e tutorato
- 21,4 % dagli stage e tirocini
- 14,3 % dai contributi per i 150oristi
- 28,6 % dalle spese per il Consiglio degli Studenti
- 50 % dalla tutela brevettuale e valorizzazione attività di ricerca

Inoltre, per dovere di cronaca, ci sono anche 2 +:
+ 60 % per scambi culturali con l'estero
+ 15,4 % per attività sociali/culturali/ricreative degli studenti

Dulcis in fundo: il Ministero ha fatto uscire una nota (n° 160) che dovrà essere trasformata in decreto entro il 31 gennaio. Questa sarà, con tutta probabilità, la mazzata finale al sistema universitario pubblico perché prevede l'aumento obbligatorio del numero dei docenti per ogni Corso di Laurea con conseguente aumento esponenziale della spesa; ma visto che i soldi non ci sono gli atenei saranno costretti obtorto collo ad eliminare tutti i curricula per accorparli nei vari corsi di laurea e diminuire i corsi di laurea per riuscire a starci dentro con le spese!

Spero di essere stato sufficientemente chiaro ed esauriente. Spero soprattutto che tutte queste informazioni vi possano essere utili. Per chiarimenti chiedete.
Jack

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Uno spettacolino imbarazzante.

studiareconlentezza - Gio, 11/19/2009 - 17:18

Per quanto sul sito web dell'Università di Verona non fosse stato pubblicato alcun comunicato e avviso, lunedì 16 novembre 2009, alle ore 17,30 nell'Aula Magna del Polo Zanotto, si è tenuta una conferenza dal titolo “Italia, rissa continua. Come se ne esce?”, incontro affidato alle voci di Vittorio Feltri, direttore de “Il Giornale”, Flavio Tosi, sindaco della Città di Verona e moderato da Stefano Lorenzetto. Organizzata dalla Associazione Imprenditori e Professionisti Veronesi (Ass.Im.P.) e patrocinata oltre che da Calzedonia dalla stessa Università, l'iniziativa è stata inspiegabilmente tenuta nell'ombra fino all'ultimo momento agli studenti e alle studentesse. L'Aula Magna è infatti gremita di signorotti in giacca e cravatta accompagnati dalle loro signore ingioiellate. Qua e là qualche studente, un po' meno elegante.

L'incontro si apre con gli interventi del presidente dell'associazione organizzatrice, Galbusera e del Magnifico Rettore Mazzucco che dopo essersi vicendevolmente ringraziati colgono l'occasione per elogiare il disastroso disegno di legge del ministro Gelmini ed una riforma che, ci dicono, farà finalmente dell'Italia un "Paese normale". Questa è solo la prima delle diverse occasioni in cui, durante la serata, verrà fatto riferimento ad una non ben definita idea di normalità. Si evince infatti fin dai primissimi interventi dei due ospiti che se l'Italia è perennemente in rissa, come il titolo della conferenza suggerisce, è perché la situazione, evidentemente, è anomala. In cosa consista l'anomalia lo chiarisce subito Feltri: l'antiberlusconismo.


L'incontro slitta immediatamente in una lunga apologia di Berlusconi, fossilizzandosi in un allucinante rimbalzo di dichiarazioni ed invettive adatte forse ad una sede di partito o a qualche bar, non certo ad un'Aula Magna. Argomento della discussione diventa la difficile situazione in cui una cospirazione di magistrati politicizzati, Presidente del Senato, Presidente della Repubblica, giornalisti analfabeti e fotografi daltonici ha premeditatamente fatto cadere Berlusconi.

Le argomentazioni di Feltri
nulla hanno da invidiare alle prime pagine della testata di cui è direttore e di cui, è il caso di ricordarlo, è proprietaria la famiglia Berlusconi. Si parla di Fini e Napolitano? Feltri profetizza: «so che si sentono tutti i giorni. Credo che entro dicembre assisteremo ad un regolamento di conti». Si parla di Magistratura? Feltri, dopo aver sentenziato sulla radice comunista del suo operato, si improvvisa in un improbabile accento partenopeo per dipingere l'oziosità inefficiente di tutti quei magistrati che lui più di una volta ha incrociato nei corridoi dei tribunali mentre “parlano del Napòli del Millàn e dell'Innttèr”. Incalzato dal moderatore Feltri ci parla anche della crisi: «i media disegnano una realtà tragica: disoccupati, gente che muore per strada. Adesso, io non ho mai visto cadaveri per strada. Anche i giornali, non segnalano cadaveri. Ma allora se non riesci ad arrivare alla fine del mese, perché non muori?». E così Feltri parla e parla, e le sue parole rendono quelle di Tosi quasi diplomatiche.

Il pubblico ride e applaude divertito ad ogni intervento sapendo evidentemente di non dover rendere conto a nessuna controparte. Solo all'apertura del dibattito alcuni dei pochi studenti presenti chiedono la parola per poter esporre qualche critica e denunciare il basso, bassissimo livello della conferenza a cui avevano appena assistito. Digos, Polizia e le varie guardie del corpo entrano immediatamente in allerta. Non fanno a tempo a cominciare gli interventi che dalla platea si levano urla, fischi ed insulti: "andate a lavorare!", "avanzi di galera!", "nessuno vi ha invitati!". A questo punto, mentre qualcuno tenta di aprire uno striscione con scritto "Oggi docenti d'eccezione: intolleranza e repressione", più di qualche signorotto si alza livoroso dalla propria poltroncina per arrivare a contatto con gli studenti. Viene trattenuto a stento dalla moglie in pelliccia o qualche agente. Gli studenti assistono increduli. Feltri abbandona il suo posto. Il Rettore viene scortato fuori dall'aula. Il moderatore coglie l'occasione per dichiarare frettolosamente la chiusura dell'incontro.

Ci chiediamo quale idea di "confronto sereno e privo di pregiudizi" possano avere persone che arrivano a togliere la parola in questa maniera a chi anche solo tenta di argomentare un punto di vista differente. Ci chiediamo quale idea di "Paese normale" condividano queste persone. Evidentemente la condizione sottointesa per arrivare a superare la rissosità nel confronto politico è la sopressione di ogni forma di dissenso e la messa a tacere delle voci non allineate.

Ci sarebbe piaciuto interrogare Feltri sulla sua credibilità come giornalista e interlocutore in un dibattito che si auspicava di trovare soluzioni per uscire dalla rissosità, lui che negli anni si è distinto per la provocatorietà, il cinismo e il linguaggio becero. Avremmo voluto chiedere a Tosi della speculazione edilizia in Passalacqua, della disastrosa situzione dei parcheggi in Veronetta, delle motivazioni per cui rifiuta di dare ascolto ai dubbi dei cittadini sul progetto del traforo; ci sarebbe piaciuto sentire la sua opinione sugli ultimi sviluppi dell'omicidio di Tommasoli. Come studentesse e studenti dell'Università di Verona riteniamo sarebbe stato nostro diritto poterlo fare.

Ci siamo invece ritrovati spintonati e insultati da una platea livorosa degna della curva di uno stadio, circondati da agenti della digos che paradossalmente chiedono i nostri documenti e minacciano di portarci in questura. La situazione è talmente assurda che interviene perfino il Sindaco. Dice che in fondo siamo solo ragazzi e che non c'è bisogno di identificazione. Siamo salvi. Abbiamo rischiato grosso, noi e le nostre domande impertinenti.

Questo breve comunicato vuole essere un appello alla decenza. Siamo schifati da ciò che è successo lunedì, dal modo in cui è stato condotto l'incontro, da ciò che è stato affermato da parte dei relatori, dalla complicità del Rettore. L'Università dovrebbe essere luogo di ricerca e di cultura, non merita spettacolini imbarazzanti di questo tipo. Chiediamo che iniziative di così basso profilo culturale non trovino ospitalità nel nostro Ateneo. Pensiamo che l'Università non debba offrire i propri spazi alle scorribande di qualche provocatore di professione e tantomeno debba ospitare, pur di racimolare qualche soldo, comizi politici e meeting imprenditoriali. Se l'incontro di lunedì è stato un modo per inaugurare le future relazioni tra Università e privati, come studentesse e studenti siamo pronti
a dare battaglia.

Collettivo Facoltà Umanistiche


- Estratti audio della conferenza a cura di Pagina/13.

- La lettera inviata al Rettore da Giacomo Salbego in qualità di rappresentate degli studenti.

- La risposta del Rettore.


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Incontro al Bo

Scienze Pd - Dom, 11/15/2009 - 23:20

Martedì ore 11.00  incontro presso il cortile del Bo per discutere e protestare contro il ddl Gelmini e i tagli all’università.

Partecipiamo numerosi!

PS

Non ho ricevuto notizie riguardo un pre-incontro degli studenti di scienze, per cui consigliamo di ritrovarci direttamente al Bo

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L'università ai privati.

studiareconlentezza - Gio, 11/12/2009 - 15:26

Riforma Gelmini, ovvero come regalare l’università pubblica ai privati.
Analisi del ddl a cura dei Collettivi della Sapienza

Ci siamo, l’università pubblica italiana quest’anno riceve il colpo di grazia! 
Il ddl Gelmini è stato approvato in Consiglio dei Ministri e a breve intraprenderà il suo iter parlamentare. L’attacco questa volta è devastante, in nome di una falsa idea di merito si smantella definitivamente l’università pubblica.

Mai come con questo disegno di legge vediamo regalare l’università ai privati: nasce l’università azienda. Il Senato Accademico viene svilito delle sue funzioni e poteri, assumendo un ruolo puramente formale e divenendo completamente assoggettato al volere del Consiglio di Amministrazione, come in ogni buona azienda che si rispetti. Il nuovo consiglio di amministrazione, invece, assume il ruolo di indirizzo strategico dell’ateneo, potendo decidere sulla introduzione e soppressione di corsi di studio e sedi, oltre a svolgere i suoi soliti incarichi, giudicando tutto in funzione di quello che è il suo unico obiettivo: far quadrare i conti nelle casse dell’ateneo. Al tempo stesso il Consiglio di Amministrazione sarà composto per almeno il quaranta per cento da persone “non appartenenti ai ruoli dell’ateneo”, in altri termini da privati. Si consente dunque ai privati di entrare nella cabina di regia dell’università riformata ed impossessarsi così della Fabbrica di Precari.

continua su ateneinrivolta.org

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Assemblea di ateneo

Scienze Pd - Sab, 11/07/2009 - 23:59

Per discutere, capire e decidere cosa fare è stata indetta un’assemblea di ateneo Martedì 10 novembre ore 17.00 nell’aula B di fisica (entrata via paolotti)

Vi invitiamo a partecipare, c’è bisogno di tutti per fermare la privatizzazione dell’università!

assemblea_ateneo

assemblea_ateneo_retro

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Come d'autunno.

studiareconlentezza - Mer, 10/28/2009 - 12:39

Venerdì 23 ottobre, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base, abbiamo pensato, come studentesse e studenti, di solidarizzare con le lavoratirici ed i lavoratori della scuola colpiti da tagli e licenziameni selvaggi e riportare l'attenzione su un tema, quello della precarietà, che purtroppo ci riguarda da moto vicino. Due striscioni, un megafono, un po' di buona musica. In poco più di un'ora sono stati volantinati oltre cinquecento volantini. Ringraziamo chi si è fermato a far due chiacchere e darci supporto. 

Questo il testo:

Precari: si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.

Precari siamo. Lavoratori saltuari, in nero, a chiamata, a progetto, a tempo determinato, per poterci pagare gli studi o aiutare le nostre famiglie a farlo. Costretti a tirocini gratuiti presso enti, aziende e università, nutriti dall'illusione di una prospettiva in un mondo del lavoro che offre sempre meno garanzie.

Precari saremo. Privati dei diritti, della dignità, della possibilità di una vita serena. Appesi ad un rinnovo di contratto. Costretti alla guerra per arrivare sani e salvi a fine mese nonostante le competenze acquisite in anni di costosi studi all'università. Sfruttati, succhiati fino all’osso e poi scaricati.

Precari siamo. Precari saremo. Il nostro posto fisso è all’inferno. La precarizzazione delle esistenze è un disegno criminale attuato da precisi poteri economici e da governi complici.

Alziamo la testa. Come studentesse e studenti diamo il nostro pieno sostegno allo sciopero generale indetto dai sindacati di base per oggi, venerdì 23 ottobre.

Qui trovi qualche foto <-----

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Vogliono distruggere le libere universita’

Scienze Pd - Mar, 10/27/2009 - 13:36

Vogliono distruggere le libere universita’! Giovedi’ 29 alle 17.00 in aula B del dipartimento di Fisica (entrata in via Paolotti) assemblea di Scienze sul nuovo attacco del governo all’universita’

In breve cosa sara’ approvato dal prossimo consiglio dei ministri:

Peggio della 133. L’università pubblica italiana ha pochi mesi di vita, se non blocchiamo subito l’attacco del governo.

Cosa caratterizza le università private? Tasse alte e gestione in mano ai privati. Bene: i tagli della 133 produrranno aumenti delle tasse agli studenti, e la nuova riforma mette la gestione dell’università in mano ai privati. Non serve più trasformarle in fondazioni: se la legge passa, tra meno di un anno tutte le università italiane saranno, di fatto, private.

 

Da un incontro tra il Ministro Gelmini e il Ministro Tremonti sta per essere concepita la riforma dell’università. Si tratta di un attacco su più fronti ben più grave e articolato della L.133/08 che ha tagliato 1,5 miliardi di euro al sistema universitario e rendeva possibile la trasformazione degli Atenei in fondazioni private.

 

In un contesto nel quale le università sono in ginocchio e rischiano il dissesto economico a causa dei tagli, il Governo sta per approvare il disegno di legge di riforma dell’università. Dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, tale provvedimento dovrà passare dal Parlamento. Dall’approvazione del ddl, il Governo avrà una delega a modificare liberamente la legislazione in materia di diritto allo studio e le università avranno 9 mesi di tempo per adeguarsi ai gravissimi provvedimenti contenuti nel testo di legge.

 

I punti fondamentali della riforma sono:

 

40% di privati nel CDA: i consigli di amministrazione assorbiranno gran parte dei poteri del Senato accademico e saranno composti dal Rettore, da un solo rappresentante degli studenti e da massimo altri nove componenti. Il 40 % del CDA dovrà essere composto da esterni. Il CDA non deciderà più “solo” per quanto riguarda il bilancio e le risorse dell’ateneo, ma anche in merito a scelte didattiche come l’apertura o la chiusura di singoli corsi di laurea. L’intera gestione dell’ateneo, insomma, sarà in mano a rettore, ai privati e ai loro personalissimi interessi.

Altro che sapere libero, altro che didattica di qualità: pochi privati amici del rettore avranno voce in capitolo su tutto. Chi sarà nominato? Ci troveremo la D’Addario in CDA? Il prossimo bilancio sarà firmato da qualche velina di Canale 5, oppure da imprenditori amici come quelli a cui è stata regalata l’Alitalia?

 

9 mesi di tempo per adeguarsi. Mentre la 133 si limitava a rendere possibile la trasformazione delle università in fondazioni, la riforma Gelmini obbliga gli atenei ad adeguarsi. A partire dall’approvazione definitiva della legge le rappresentanze studentesche decadranno entro 6 mesi e le Università avranno 9 mesi di tempo per recepire nel proprio statuto i provvedimenti della Gelmini, con una procedura accelerata che impedirà ogni discussione.

 

Chiusura delle facoltà: ai dipartimenti, che oggi si occupano di ricerca, viene affidata anche tutta la didattica. Potranno rimanere alcune facoltà come strutture di coordinamento, ma tutti i poteri saranno affidati ai dipartimenti, creando potenzialmente il caos generale.

Attacco alla rappresentanza studentesca: oltre a decadere le attuali rappresentanze studentesche, nei nuovi organi di rappresentanza ci sarà solo uno studente, ciò vorrà dire assenza di pluralismo tra gli studenti e blocco di ogni possibile dialettica con il movimento. Più studenti negli organi voleva dire più voci rappresentate, e più possibilità per gli studenti di veder difesi i propri diritti. La Gelmini vuole fare piazza pulita di chi disturba il manovratore, e chiudere ogni decisione in stanze segrete e inaccessibili.

 

– Gli atenei potranno federarsi con altri atenei o con enti (non si specifica se pubblici o privati). Il governo la spaccia come una soluzione al problema degli “atenei sotto casa” proliferati in molti centri minori dell’Italia e che rappresentano spesso uno spreco insostenibile. Ma è solo facciata, pura propaganda. In realtà la legge non indica alcun criterio didattico o scientifico per gli accorpamenti. La cosa più probabile è che i dipartimenti più appetibili per i privati si fondano in pseduo-politecnici completamente asserviti alle aziende, mentre il resto degli atenei sia lasciato senza fondi e lentamente strangolato. Invece di tagliare gli sprechi, si tenta di imporre una guerra tra poveri tra ricerca pura e applicata. La prima andrebbe fatta morire di fame con i tagli, la seconda messa in schiavitù con i finanziamenti privati. Respingiamo la trappola. Ricerca libera, tutta, e didattica di qualità, per tutti.

 

Delega al Governo a trasformare radicalmente, senza passare dal Parlamento, il sistema nazionale di diritto allo studio, modificando le fasce di reddito degli aventi diritto, rafforzando il ruolo dei privati negli appalti delle case dello studente e implementando il prestito d’onore, che trasformerebbe generazioni di studenti in un esercito di indebitati cronici.

Tagli alle borse di studio, agli alloggi, alle mense: questo dobbiamo aspettarci dai futuri decreti Gelmini sul diritto allo studio, che il ministro potrà imporre senza alcun dibattito.

 

– Precarizzazione totale della ricerca all’interno dell’università, con le nuove norme sul reclutamento. Anche qui, tanto fumo: dietro alle chiacchiere sui meccanismi di selezione si nasconde la subordinazione della ricerca, che dovrebbe essere libera, alle logiche della precarietà e del mercato.

 

Data la situazione economica delle università italiane sono stati realizzati, sono in corso o si prevedono ovunque aumenti delle tasse. Tasse alte e privati negli organismi decisionali sono le principali caratteristiche degli atenei privati. Ciò vuol dire che entro nove mesi dall’approvazione della riforma tutte le università statali diventeranno di fatto private.

9 mesi di tempo, a partire dall’approvazione, e le nostre università diventeranno private, si tratta di un “parto” da impedire ad ogni costo, l’unica precauzione possibile è un movimento studentesco forte e continuativo, che blocchi facoltà e città.

 

Un paese come l’Italia di oggi, fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, ha assoluto bisogno di conoscenza. La ricerca, la formazione, il sapere libero sono le uniche risorse di cui disponiamo e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l’università pubblica?

 

Abolire l’università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione. Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell’Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.

 

No, grazie. Siamo arrivati al momento decisivo. Si tratta del più grande attacco mai subito dall’università italiana nella sua storia, vogliono chiudere per sempre il capitolo della didattica di qualità per tutti e della ricerca libera da condizionamenti economici ed ideologici.

O ci mobilitiamo adesso, o il prossimo ottobre non ci sarà più nessuna università da difendere.

Diamoci una svegliata. Il futuro ha bisogno di sapere libero, noi siamo qui per questo. Loro sono la crisi, noi la soluzione. Se la riforma sarà approvata, in 9 mesi sarà partorito il mostro della privatizzazione.

Impediamo il concepimento, l’unica precauzione in questo caso siamo noi. Protesta anticoncezionale!

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