Lombardia

Lettera precari e non precari università - primo marzo

Diversamente Strutturati - Milano - Ven, 02/12/2010 - 18:20
In vista dello sciopero migranti del primo marzo alcuni docenti e precari hanno scritto una lettera da sottoscrivere, leggere in aula e appendere, per chi la condivide. Scarica il testo: lettera dei docenti universitari contro il razzismo a sostegno del primo marzo, una giornata senza di noi.doc
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Scuola, riforma superiore - non si può criticare (da L'Unità)

Diversamente Strutturati - Milano - Mar, 02/09/2010 - 10:22
Articolo da L'Unità on lineScuola, riforma superiore. La Gelmini oscura i forum.  

L'ha definita una "riforma epocale", frutto di "un ampio confronto" con il mondo della scuola. Ma subito dopo lo show a Palazzo Chigi spalleggiata da Silvio Berlusconi, la maestra "unica" dell'istruzione ha oscurato tutti i forum sul riordino della scuola superiore dal sito istituzionale Indire, l'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica. 

Una vera e propria censura per docenti, studenti e genitori. Sul web sono stati oscurati tutti i i thread intitolati "Conosci e commenta la riforma". Un atto che la Gelminini ha compiuto senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione.



Lo denuncia con rabbia  il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, materia scolastica che per altro la Gelmini ha pressochè "bandito" dalla sua scuola.

Intanto secondo Tuttoscuola, la riforma delle superiori porterà al taglio di 7 mila insegnanti negli istituti tecnico-professionali. Gli schemi iniziali dei regolamenti della riforma, approvati tra maggio e giugno 2009, prevedevano, spiega il mensile di settore, l'avvio della riforma anche per il secondo anno di corso per tutti, ma la critica generalizzata a questo doppio avvio ha convinto il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini a desistere, limitando l'avvio al primo anno. «Chi, invece, non era disposto a desistere era il ministero dell'Economia che dal minor orario delle seconde classi aveva programmato un cospicuo risparmio di risorse - ricordano da Tuttoscuola - per non incorrere nella clausola di salvaguardia, il Miur ha dovuto trovare altre risorse a compensazione e lo ha fatto riducendo gli orari delle classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l'orario delle seconde e terze per i professionali (i licei sono salvi), con effetto immediato da settembre». 

Per le classi dei tecnici si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).

L'operazione dimagrimento per i professionali interesserà circa 10.800 classi, calcola Tuttoscuola: per le seconde si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32, per le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria dovrebbe determinare un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici «a registro»).

Complessivamente, quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei professionali si dovrebbero ridurre di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici. Si tratta, comunque, di stime da verificare, spiega il mensile, con le determinazioni dei nuovi organici che il Miur si prepara a definire per il prossimo anno scolastico.

08 febbraio 2010
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L'Università ritorna un lusso per pochi - da La Stampa

Diversamente Strutturati - Milano - Lun, 02/08/2010 - 16:03

Da leggere: interessante articolo, da La Stampa

L'università ritorna un lusso per pochi 

Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità. Ma sono soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare

ANDREA ROSSI- TORINO

È stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti.

La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l’esame di maturità.

«La riforma del 3+2 ha prodotto un’ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto che l’Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è scesa al 15 per cento. Poi ancora giù, quasi un punto all’anno: 14 per cento nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor Piero Cipollone. Per anni, in Banca d’Italia, ha studiato i costi del sistema formativo, oggi presiede l’Istituto per la valutazione del sistema dell’istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali meno abbienti: l’università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale l’investimento».

La crisi economica dell’ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l’80 per cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti». Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane provano ad agguantare una laurea.

L’austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d’iscrizione», racconta Diego Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’istruzione - «il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».

Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli ultimi vent’anni l’ingresso forse è diventato più democratico, ma l’esito finale no. Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d’Italia, sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non solo aumenta la probabilità di iscrizione all’università di oltre il 15 per cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo stesso modo per cento le probabilità di abbandono.

Forse è l’effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica di sostegno all’istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l’anno ottengono una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza. Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti. In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita», attacca Diego Celli. 

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Trattamento economico ricercatori a tempo determinato - decreto

Diversamente Strutturati - Milano - Ven, 02/05/2010 - 13:29

Decreto interministeriale, uscito in Gazzetta Ufficiale il 27-01-2010, riguardante i ricercatori a tempo determinato ex L. 230/2005 (clicca qui).

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Scuola - da l'Unità

Diversamente Strutturati - Milano - Gio, 02/04/2010 - 14:10
Scuola, via libera alla riforma. Riordino imposto. E' caos

di Maristella Iervasi 

Meno ore di scuola rispetto alle medie. Un "taglio" drastrico agli indirizzi (sei licei, snelliti i tecnici e professionali) e tante materie che scompaiono e riappaiono (Geografie e Diritto). Il Consiglio dei ministri dà il via libera alla riforma dei licei, tecnici e professionali. Berlussconi e la Gelmini in conferenza stampa suonano la gran cassa.



E si scopre il vero "piano" del governo: fare cassa e accontentare le imprese, Confindustri in primis. Il presidente del Consiglio lo dice usando questi termini: "La scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro". E la "maestra unica" dell'Istruzione decanta il riordino: "Riforma epocale, non ideologica". Tace sui nuovi quadri orari e rivendica l'opzione del nuovo liceo, quello musicale. Uno show al quale il premier non resta indietro: "Studiate le mie canzoni e quelle di Apicella..." è il messaggio che manda ai ragazzi che devono iscriversi alle superiori. 

La riforma entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico 2010-2011, a partire dalle sole prime classi. Prevede un taglio degli indirizzi di studio: i licei diventeranno sei, classico, scientifico, artistico, linguistico, musicale-coreutico e delle scienze umane. Gli istituti tecnici passeranno da 10 con 39 indirizzi a 2 con 11 indirizzi e le ore scenderanno da 36 a 32; iprofessionali da 5 corsi e 27 indirizzi scenderanno a 2 corsi e 6 indirizzi, anche qui le ore saranno 32 invece delle attuali 36.

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Scuola - da La Repubblica

Diversamente Strutturati - Milano - Gio, 02/04/2010 - 12:50
Via libera alla riforma parte dai primi anni dei licei

ROMA - Via libera del Consiglio dei ministri alla riforma che riordina l'istruzione secondaria superiore. Il riordino che riguarda licei, istituti tecnici e professionali sarà attuato dal prossimo anno scolastico (2010-2011), a partire dalle sole prime classi. La riforma prevede uno sfoltimento degli indirizzi di studio: i licei diventeranno 6 (dagli attuali 450 indirizzi tra sperimentazioni e progetti assistiti), gli istituti tecnici da 10 con 39 indirizzi scenderanno a 2 con 11 indirizzi, i professionali da 5 corsi e 27 indirizzi saranno snelliti a 2 corsi e 6 indirizzi.(4 febbraio 2010) 
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Appelli ridotti: un'altra tappa dell'università riformata

Scienze Politiche Milano - Mar, 02/02/2010 - 00:11
Un posto nell’                                        Quattro posti
università pubblica             nell’università riformata  
        Nell'ultimo consiglio di facoltà è stata approvata in via “sperimentale” (cioè definitiva) per l'anno accademico 2010/11, la nuova sessione degli appelli che, di fatto ridotti, si svolgeranno solo nei giorni di pausa tra un trimestre e l'altro, ad eccezione di alcuni periodi limitati. "Durante il mese di gennaio e nelle ultime due settimane di ogni trimestre è possibile fissare esami nella fascia oraria serale, dopo le 18 e/o il sabato mattina". Al momento il secondo trimestre resta escluso dal provvedimento.

Informazione a riguardo è già stata fatta,  ma a noi preme mettere in luce un concetto centrale che rischia di venir oscurato dall'ovvio interesse che ogni singolo studente ha nell'opporsi ad una sessione d'appelli meno agevole. Non si tratta di drizzare le orecchie e raccogliere firme, solo quando i baroni allungano le mani sul nostro orticello privato, già colpito da misure simili negli anni precedenti.

Uno dei motivi che impongono questa scelta è l'attuale situazione di carenza di aule e spazi: a causa dei tagli dei fondi del governo, l'università Statale non ha soldi e chiuderà il suo bilancio con un deficit di 17 milioni di euro quest'anno. Il nostro invito è quello di riflettere sulla direzione delle politiche universitarie dell'ultimo decennio e oltre.

Ministri dell'istruzione di concerto con le autorità accademiche da venti anni a questa parte hanno prodotto uno stravolgimento dell'ordinamento universitario: spezzettamento del ciclo di studi in 3+2 anziché in 4 anni, l'introduzione dei crediti e degli stages gratuiti presso aziende, la divisione degli esami in moduli schizofrenici, sono i frutti marci che abbiamo raccolto. Di anno in anno i nostri Signori si sono resi conto che il mostro da loro creato diventava ingestibile da un punto di vista materiale, e da qui la polemica contro gli sprechi, contro i fannulloni, contro le università del sud spesso poco produttive, ecc. ecc. Adesso siamo arrivati ad un  problema quantitativo: lo spazio! In tempi di crisi non sanno più come gestire il mega supermercato che hanno creato e che rischia l'implosione per la crescita esponenziale al suo interno (di cattedre, di corsi, di studenti, di costi, ecc. ecc.,). E allora qual è l'idea brillante? Sacrificare l'autonomia e libertà dello studente, minandone l'accessibilità alle sessioni di esami!

Alcuni “rappresentanti” danno la colpa di questa situazione esclusivamente agli ingordi baroni che non spartiscono con noi le briciole lasciate dai governi di centrodx e centrosx. Invece per noi non si tratta di lottare per le “bricciole”: noi vogliamo l'intero panificio.
Che certi rappresentanti si limitino semplicemente a denunciare lo stato attuale delle strutture e dei fondi è pura ipocrisia dal momento che queste scelte vengono avvallate non solo dalla loro stessa presenza nei consigli di facoltà, quanto dai loro stessi partiti di riferimento in parlamento. Scelte che sistematicamente sottraggono miliardi di euro alla pubblica istruzione e rafforzano in maniera diretta e indiretta il potere baronale. Direttamente, perché i baroni si spartiscono nuove cattedre grazie alla proliferazione di 1000 corsi satellite (che poi svendono sia alle matricole grazie a nomi accattivanti, sia alle aziende come prodotto finito e gratuito). Indirettamente, poiché la tradizionale richiesta dei docenti di ridurre gli appelli (sempre respinta dagli studenti), ora mascherata da una pseudo-motivazione dittatica (frequenza calante durante il corso), può essere finalmente “giustificata” da necessità materiali; mancano soldi e spazi. E' logico prevedere che otterranno invece l'effetto contrario, la desertificazione totale delle aule a fine trimestre.


Dov'è dunque il tanto millantato ridimensionamento del potere baronale previsto dalla riforma Gelmini?
 
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Mensa di Via Golgi - aggiornamenti

Diversamente Strutturati - Milano - Sab, 01/30/2010 - 11:46

Riceviamo, da parte di FLC-CGIL, e pubblichiamo gli aggiornamenti sulla situazione della mensa di via Golgi.

Mercoledì 27 gennaio, grazie alla richiesta di audizione da parte di CGIL, CISL e UIL, una delegazione di rappresentanti sindacali, lavoratori SERIST, unimi e studenti ha esposto le problematiche relative alla mensa di via Golgi, 20 alla Commissione VII del Consiglio Regionale Lombardo. All'audizione erano presenti diversi consiglieri regionali e il confronto si è svolto in maniera salda ed efficace.



I nostri delegati hanno chiesto che la regione si faccia promotrice di un tavolo al quale convocare UniMi e Politecnico per chiarire i tanti puntioscuri relativi alla chiusura della mensa, alla gestione dell'immobile in cui è ubicata e soprattutto alla gestione del fondo per il diritto allostudio da parte dell'amministrazione del Politecnico.

Inoltre, hanno ricordato che la mensa di via Clericetti (di gestione della Statale) è stata costruita in modo complementare con spririto di collaborazione e non concorrenziale tra i due atenei coinvolti.

Adesso il CdA del politecnico ha deciso di interrompere nel peggiore dei modi la collaborazione sussistita negli anni, compromettendo un servizio indispensabile, il diritto ad un pasto convenzionato per tutti i suoi studenti, non solo quelli borsisti e soprattutto mettendo a rischio il posto di lavoro di 33 dipendenti della mensa.

Grazie alla correttezza di questa commissione e all'appoggio di alcuni consiglieri siamo riusciti a ottenere che il problema venga sottoposto all'attenzione dell'assessore all'Istruzione Gianni Rossoni il 9 febbraio, poco prima che finiscano  "i giochi" e si vada alle elezioni.

Ricordiamo che l'assessore ha concesso 4,5 milioni di euro per costruire ex novo una scuola privata a Crema, sua città natale, quindi auspichiamo che non voglia privare gli studenti dell'università pubblica di un servizio indispensabile e produttivo quale la mensa di via Golgi.

Ovviamente, se l'assessore Rossoni non dimostrerà l'attenzione che questo grave problema richiede, saremo costretti a portare il nostro malcontento davanti alla regione, proprio in piena campagna elettorale ("ad ogni intenditor poche parole").

La mensa deve rimanere aperta, è un nostro diritto e per questo serve la partecipazione e la solidarietà di tutti! 

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Macelleria contabile (articolo da l'Unità)

Diversamente Strutturati - Milano - Ven, 01/29/2010 - 13:44

Articolo da l'Unità on line (vai).

Macelleria contabile. La fine della scuola

(di Fabio Luppino) 

Ormai non c’è più niente da fare. Manca il placet del governo, che potrebbe arrivare oggi o nel prossimo Consiglio dei ministri. La riforma che depotenzierà lo studio di moltissime materie nelle scuole superiori e che taglierà migliaia di posti di lavoro, ieri ha avuto il sì, pd contrario, non l’Udc, (tra l’altro non vincolante) della commissione competente in Senato. Che si possa fare così, quasi in silenzio, con dei regolamenti (che vi abbiamo diffusamente illustrato su queste pagine e che potete vedere sul sito http://nuovilicei.indire.it/) lo prevede la Finanziaria del 2008, attraverso cui si è delegato il governo a fare e ad infischiarsene di un reale dibattito parlamentare. Buio sulla scuola, dunque. 



Fine delle sperimentazioni nei licei; fine delle attività pratiche nei tecnici (dall’Agrario, ai Nautici ai Tecnici industriali, e poi lo stesso governo ci propone l’apprendistato a quindici anni, togliendolo da un percorso formativo vero); fine dello studio di due lingue straniere; fine dello studio della geografia, di cui parleremo nella pagina seguente; latino solo in uno dei tre scientifici che rimarranno. «Siamo sbalorditi e turbati di fronte all’indifferenza con cui il governo ha dimostrato di voler risolvere i gravi problemi che affliggono la scuola italiana», ha detto la presidente del Gruppo del Pd, Anna Finocchiaro, a commento del via libera ai regolamenti sulle scuole superiori della commissione Istruzione del Senato. «Hanno vinto i diktat di Tremonti - ha precisato Finocchiaro - preoccupato solo di contenere la spesa pubblica, come ha sottolineato più volte nei suoi pareri il Consiglio di Stato.

Il governo ha scelto la strada più veloce e meno democratica, privando il parlamento e il Paese di un confronto serio e doveroso. La scuola italiana avrà meno ore da dedicare agli studenti, meno materie e anche meno insegnanti, perché nulla è stato fatto per garantire il posto di lavoro alle migliaia di precari che, dopo anni di dedizione e attesa, sono costrette a fare i conti con un futuro privo di certezze.

La scuola italiana, così come esce da quella che si ha il coraggio e la sfacciataggine di definire una riforma, è un salto all’indietro. Un’offesa per il nostro Paese, al quale non si vogliono offrire gli strumenti per affrontare sfide importanti nel campo della conoscenza, dell’innovazione, dell’investimento sui giovani e sul sapere». Buio anche sul percorso. Perché al momento i regolamenti per le superiori non sono pubblici e le famiglie hanno due mesi di tempo per scegliere il futuro scolastico dei propri figli. Buio per i docenti: non si sa se la cosiddetta riforma partirà solo per le prime classi dal prossimo anno scolastico o se pure per le altre, minando un percorso di formazione scelto su altri presupposti.

28 gennaio 2010 

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Dibattiamo?

Diversamente Strutturati - Milano - Mar, 01/26/2010 - 13:10

Sul blog dell'APRI (associazione precari ricerca italiani) c'è un interessante post sulla vicenda dell'ISPRA, in particolare sull'argomento reclutamento/concorsi.

Il post ha sollevato un ampio dibattito, che vale la pena di leggere e seguire (vai alla pagina).Che ne pensate? Ne discutiamo sul forum?

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(Ennesimo) parere del CUN sul DDL Gelmini

Diversamente Strutturati - Milano - Ven, 01/22/2010 - 12:16

Ecco un nuovo parere del CUN sul DDL Gelmini (A.S. 1905). Ci auguriamo che oltre ai pareri prima o poi venga loro in mente di fare (anche) qualcosa...

ddlgelmini_(2).pdf 

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Buone notizie: precari ISPRA, la lotta paga

Diversamente Strutturati - Milano - Ven, 01/22/2010 - 12:11

Articolo da Metropolis.


ISPRA: firmato protocollo d’intesa sul precariato. Comunicato del segretario generale FLC CGIL 

Dopo una lunga e sofferta trattativa durata oltre 12 ore è stato finalmente sottoscritto ieri, 20 gennaio 2010, il Protocollo d’intesa (scarica: \'intesa 20 gennaio 2010 ISPRA-OO.SS..pdf) per il superamento del precariato in ISPRA col Ministero dell’Ambiente, la struttura commissariale e tutte le Organizzazioni sindacali.

 

L’accordo contiene molte delle richieste contenute nella piattaforma FLC CGIL ed è la premessa per ricondurre le varie tipologie di lavoro flessibile al contratto a tempo determinato per la successiva trasformazione a tempo indeterminato utilizzando tutti gli strumenti legislativi e contrattuali esistenti.

Sinteticamente i contenuti dell’accordo sono:

  1. rinnovo di tutti i tempi determinati (scaduti ed in scadenza) senza soluzione di continuità;

  2. impegno a mantenere le collaborazioni e gli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010 e anche oltre, anche su progetti diversi o su diverse linee di attività;

  3. impegno ad attivare ulteriori bandi per contratti di collaborazione e assegni di ricerca su fondi esterni e istituzionali con esplicita valorizzazione dell’esperienza maturata in ISPRA;

  4. valorizzazione dell’esperienza maturata in ISPRA in tutti i concorsi a tempo indeterminato e determinato che saranno banditi nel triennio 2010-2012;

  5. utilizzazione delle graduatorie di idoneità dei concorsi (collaboratori di amministrazione, funzionari di amministrazione, collaboratori tecnici, tecnologi e ricercatori) per l’assunzione a tempo indeterminato e per attivazioni di contratti a tempo determinato;

  6. completamento delle assunzioni già avviate nel 2009 e attivazione entro marzo 2010 di un confronto sul piano di assunzioni triennale 2010-2012;

  7. impegno a individuare entro due mesi linee di attività e professionalità per bandire concorsi a tempo determinato con le riserve previste dalla legge;

  8. confronto sulla logistica delle sedi ISPRA;

  9. calendarizzazione di incontri periodici col Ministero per il monitoraggio dell’applicazione del Protocollo.

Il Protocollo, sulle materie specifiche di cui si tratta, rappresenta un obiettivo passo avanti rispetto alla chiusura del Ministro Prestigiacomo dei mesi scorsi che poteva essere evitata permettendo di affrontare le questioni senza così alti e drammatici livelli di conflittualità.

Questo Protocollo è comunque una soluzione, anche se parziale, ai problemi gestionali del personale precario, ma resta del tutto insoddisfacente la gestione del processo di costituzione dell’ISPRA, visto che, a quasi due anni dalla sua istituzione, non si hanno ancora Regolamento, Statuto ed organi direttivi.

Su queste materie di importanza fondamentale per il futuro dei lavoratori e dell’Istituto le anticipazioni avute sulle Norme di Regolamento sono del tutto insoddisfacenti e non collimano con gli ordinamenti degli altri enti di ricerca, nonché con le recenti direttive del MIUR sul riordino degli enti. Anche nel corso della trattativa la FLC CGIL ha rinnovato la richiesta dell’apertura di un confronto reale sul Regolamento, Statuto e pianta organica sulle quali ha elaborato una proposta messa a punto anche con il contributo della Confederazione.

La FLC CGIL giudica positivamente i contenuti specifici del Protocollo che, non solo mantiene in servizio tutti i contratti in scadenza, ma offre la possibilità anche ai lavoratori i cui contratti sono scaduti nel corso del 2009 di essere reimpiegati attraverso la partecipazione a selezioni e concorsi già banditi o da bandire, con la piena valorizzazione dell’esperienza maturata in ISPRA.

Inoltre si apre finalmente la strada al superamento della frammentazione del precariato riconducendo progressivamente tutti i contratti flessibili al tempo determinato.

La FLC CGIL ha posto la firma con RISERVA avviando, come da Statuto, la consultazione tra i lavoratori prima del pronunciamento definitivo e manterrà comunque alta l’attenzione sulla puntuale e completa applicazione di tutti gli strumenti previsti dal Protocollo.

Roma, 21 gennaio 2010 

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Appuntamenti Nazionali

Diversamente Strutturati - Milano - Gio, 01/21/2010 - 13:39

Segnaliamo due appuntamenti nazionali:

-  29 gennaio a Roma Sede FLC-CGIL (via Serra), alle ore 11, riunione del Coordinamento Precari Ricerca FLC-CGIL. Ordine del giorno:

1.    Reclutamento ordinario e straordinario
2.    Rapporti con le regioni
3.    Iniziative locali
4.    Varie ed eventuali

- conferenza nazionale sul ddl gelmini (Senato 1905 - reclutamento ....) programmata per il 12/02 a bologna, organizzata dao rappresentanti nazionali RNRP.

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Segnalazione editoriale

Diversamente Strutturati - Milano - Gio, 01/21/2010 - 13:36

Non l'abbiamo letto, ma ci è arrivata la segnalazione e dunque segnaliamo: se qualcuno lo leggesse e avesse voglia di farne un commento lo pubblicheremmo volentieri (e questo vale per tutte le segnalazioni di libri e testi in queste pagine).

Antonino Oliva, Nicola Antonio Uccella (a cura di), Università italica. Dal local al global per il glocal, Aracne Editrice

Clicca qui per scaricare l'introduzione.

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Blog sul futuro dell'Università

Diversamente Strutturati - Milano - Mer, 01/20/2010 - 17:49

ISA (International sociological association) ha aperto un blog per la discussione sul futuro dell'università "across the world". 

Clicca qui per andare al blog. E' possibile inviare post e commenti di 500/1000 parole. 

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La sociologia bulgara

Diversamente Strutturati - Milano - Mer, 01/20/2010 - 17:40

Riceviamo e pubblichiamo un appello dell'associazione bulgara di sociologia

L’Institut de Sociologie auprès de l’Académie bulgare des sciences est réellement menacé d’être aboli lors de la réforme académique en cours en Bulgarie.

 

Le seul institut de recherche scientifique dans le domaine de la sociologie en Bulgarie cessera pratiquement d’exister car la réforme prévoit que l’institut soit partagé entre trois nouvelles structures institutionnelles, à savoir Institut d’études économiques et sociales, Institut d’études démographiques et psychologiques et Institut de recherche des sociétés, des valeurs et de la connaissance (selon laProposition de la Direction de l’Académie bulgare des sciences concernant la création de nouvelles structures dans l’Axe thématiqueSociété basée sur la connaissance).

 

 

Dans la définition de la mission et des priorités de recherche de la nouvelle structure institutionnelle la problématique sociologique est inexistante, la sociologie est complètement dissoute dans la soi-disant organisation thématique de la recherche.

 

Détruire l’intégrité institutionnelle et l’identité disciplinaire et de l’Institut de sociologie signifierait tant la destruction du lien production – transmission - application des savoirs sociologiques que la disparition de la sociologie comme champ disciplinaire dans l’espace de recherche de l’Académie bulgare des sciences qui se veut le centre national de recherche dont la mission est de développer, d’intégrer et d’épanouir la science dans sa diversité et complexité.

 

Lors de la réunion du 15 janvier 2010, le Bureau de l’Association bulgare de sociologie a voté la Déclaration (ci-joint) adressée au Président de l’Académie bulgare des sciences et au Conseil de direction de l’Académie bulgare des sciences (v. également le site de l’Association bulgare de sociologie).

 

À titre institutionnel, vous pourriez exprimer vos réactions et commentaires aux adresses suivantes :

 

À M. Nikola SABOTINOV, académicien, président de l’Académie bulgare des sciences - presidentbas@eagle.cu.bas.bg

 

Au Conseil de direction de l’Académie bulgare des sciences :

apopov@cu.bas.bg ;

atanasov@cu.bas.bg ;

eugene.nickolov@cu.bas.bg ;

sthadj@cu.bas.bg ;

rossitsa.chobanova@cu.bas.bg

 

CC : Au Bureau de l’Association bulgare de sociologie

bsa@sociology.bas.bg ; diana.nenkova@gmail.com

 

 

À titre personnel, vous pourriez soutenir la Pétition d'un groupe de chercheurs de l'Institut de sociologie « Défendre la sociologie et son institut académique » à partir des adresses suivantes :

 

Pétition en anglais.(Petition_ENG.doc)

 

Pétition en en bulgare.

 

Comme le site bgpetition lui-même est construit en bulgare, veuillez lire le document Petition_ENG à la fin duquel il y a des explications concernant la procédure de signature.

 

Au nom de la communauté sociologique bulgare, je vous remercie sincèrement de votre soutien.

 

Bien cordialement,

 

Svetla Koleva

Présidente de l’Association bulgare de sociologie 

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Aumenti ai prof. di religione

Diversamente Strutturati - Milano - Dom, 01/17/2010 - 20:03

Articolo da Repubblica on line.

La decisione fa riavvampare la polemica sui privilegi  assegnati  dallo Stato in questi ultimi anni a chi insegna il cattolicesimoAumenti ai prof di religione È la "sorpresa" di TremontiNella busta paga del mese di maggio troveranno circa 220 euro in più di SALVO INTRAVAIA (16 gennaio 2010)SCATTI stipendiali per gli insegnanti, ma solo per quelli di religione. Lo ha stabilito il ministero dell'Economia lo scorso 28 dicembre. Mentre i sindacati della scuola sono alle prese con un complicato rinnovo del contratto in favore di tutti i docenti e gli Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) della scuola, alla chetichella quelli di religione nella busta paga del mese di maggio troveranno una gradita sorpresa: il "recupero" degli scatti (del 2,5 per cento per ogni biennio, a partire dal 2003) sulla quota di retribuzione esclusa in questi anni dal computo. Supplenti compresi.

A spiegare la portata del provvedimento, che porterà nelle tasche degli interessati un bel gruzzoletto, è lo Snadir (il sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di religione). "Gli aumenti biennali per gli insegnanti di religione, che in precedenza venivano calcolati nella misura del 2,5 per cento del solo stipendio base, dovranno ormai ammontare al 2,5 per cento dello stipendio base comprensivo della Indennità integrativa speciale". Una cosetta di non poco conto visto che l'Indennità integrativa speciale rappresenta circa un quarto dell'intera retribuzione dell'insegnante e che gli anni da recuperare sono tanti, quasi quattro bienni.

Quanto basta, e avanza, per riaccendere la polemica sui privilegi assegnati dallo Stato in questi ultimi anni ai docenti di religione cattolica: accesso alla cattedra su segnalazione dell'ordinario diocesano, assunzione sulla base di un successivo concorso riservato, passaggio ad altra cattedra in caso di perdita del requisito per insegnare la religione (l'attestato dell'ordinario diocesano) e scatti biennali anche per i precari). "Mentre il ministro Tremonti a dicembre ricorda alla Curia che presto saranno liquidati gli scatti biennali di anzianità al personale docente di eligione con incarico annuale o di ruolo, che non ha mai richiesto tale indennità sotto forma di assegno ad personam, permane, purtroppo, il silenzio verso tutto il restante personale precario", dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione). 

La questione è di particolare attualità perché una sentenza della Corte di giustizia europea del 2007 ha riconosciuto, secondo il principio di non discriminazione, il diritto agli scatti di anzianità anche a favore dei precari. E da allora sono diverse le associazioni di insegnanti italiane e sindacati che hanno intrapreso la via giudiziaria per farsi riconoscere questo diritto. Ma, ancora, non si sono visti i risultati.

E mentre migliaia di precari di lungo corso sono in attesa di un riconoscimento economico. Folgorato sulla via di Damasco, il ministero dell'Economia, scrive: "A seguito degli approfondimenti effettuati in merito all'oggetto, si comunica che questa Direzione ha programmato, sulla mensilità di maggio 2010, le necessarie implementazioni alle procedure per il calcolo degli aumenti biennali spettanti agli insegnanti di religione anche sulla voce IIS (Indennità integrativa speciale, ndr) a decorrere dal 1 gennaio 2003".

Il diritto agli scatti biennali in favore degli insegnanti di religione è stabilito da una legge del 1980, che poteva anche avere un senso: siccome i docenti di religione erano precari a vita, non era prevista cioè la loro stabilizzazione, era necessario stabilire un meccanismo per aggiornare loro lo stipendio. Ma poi nel 2005 arrivò il concorso e l'immissione in ruolo. E mentre per i precari della scuola non è previsto nessun aumento di stipendio in relazione all'anzianità di servizio, quelli di religione conservano questo trattamento: incremento del 2,5 per cento ogni due anni.  

Secondo alcuni calcoli effettuati dai sindacati il caveau potrebbe valere 220 euro in più in busta paga, arretrati esclusi. Niente male per quasi 12 mila insegnanti di religione a tempo determinato attualmente in forza alle scuole italiane. Per il rinnovo del contratto degli insegnanti, invece, i sindacati hanno chiesto un aumento di 200 euro mensili da erogarsi in tre anni, ma il ministro della Pubblica amministrazione è disposto a concederne appena 20. E non solo. Vorrebbe agganciare gli aumenti di stipendio dei docenti al merito.

 

 

Categorie: Italia, Lombardia

Ricerca Bankitalia giovani laureati

Diversamente Strutturati - Milano - Dom, 01/17/2010 - 19:57

Articolo da Repubblica on line.

Ora dal Sud fuggono i laureati 80mila emigrati in cinque anni

ROMA - L'esodo dal Mezzogiorno non si ferma, ma a cercare fortuna nelle regioni del centro nord non sono più ex braccianti e operai disoccupati, ma migliaia di giovani con un titolo di studio qualificato: tra il 2000 e il 2005, in particolare, oltre 80mila laureati (l'1,2% dei residenti con tale titolo di studio) hanno abbandonato le regioni del Sud per emigrare in cerca di un'opportunità lavorativa.

Il dato è contenuto in una ricerca sulla mobilità del lavoro realizzata da due economisti della Banca d'Italia (Sauro Mocetti e Carmine Porello). Lo studio dimostra che "il mezzogiorno diventa sempre meno capace di trattenere il proprio capitale umano, impoverendosi della dotazione di uno dei fattori chiave per la crescita socio-economica regionale". L'emigrazione dei "cervelli", rilevano i due economisti, può comportare "un impoverimento di capitale umano che, a sua volta, potrebbe riflettersi nella persistenza dei differenziali territoriali in termini di produttività, competitività e, in ultima analisi, di crescita economica". In un simile contesto, a parere dei due economisti, l'intervento dello Stato deve essere mirato ad eliminare le cause che ostacolano, in termini quantitativi e qualitativi, la crescita economica nel Mezzogiorno.


Nel 2005, spiega la ricerca di Bankitalia, i trasferimenti di residenza tra comuni italiani sono stati oltre un milione e 300mila, il valore più elevato degli ultimi 15 anni. Le iscrizioni anagrafiche nel centro-nord sono aumentate in tutto questo periodo, mentre sono diminuite nel mezzogiorno. Al sud, in particolare, "è diminuita la già modesta mobilità di breve raggio, mentre rimane consistente il flusso migratorio unidirezionale verso le regioni più sviluppate del paese". 

In un arco di tempo più ampio - tra il 1990 e il 2005 - quasi due milioni di persone sono emigrate verso il centro-nord e l'emigrazione dal Sud (isole incluse) "ha ripreso vigore nella seconda metà degli anni Novanta, interrompendo un trend decrescente che durava dai primi anni Settanta; all'inizio del decennio in corso il deflusso si è nuovamente attenuato".

Negli ultimi anni, inoltre, è aumentato anche il cosiddetto "pendolarismo di lungo raggio", fenomeno che riguarda coloro che, pur mantenendo la residenza d'origine, vanno a lavorare in una località molto lontana dal proprio Comune nel quale riescono a tornare raramente nel corso dell'anno. Un dato del 2007 rivekla, ad esempio, che al centro-nord lavoravano stabilmente circa 140mila persone residenti nel Mezzogiorno (pari al 2,3% degli occupati dell'area); spesso, secondo la ricerca, si tratta di giovani che non hanno ancora raggiunto la stabilità dal punto di vista familiare e occupazionale.

Quante alle cause, l'emigrazione dal Sud continua ad essere alimentata dalle maggiori opportunità di lavoro esistenti nel Centro-Nord e dunque dalla persistenza, nel Mezzogiorno, di un disagio storico legato alla mancanza del lavoro ed al ritardo di sviluppo e crescita economica. Secondo lo studio di Bankitalia, all'inizio degli anni Duemila a rallentare i flussi migratori dal Sud contribuì il forte aumento dei prezzi delle case al centro-Nord. Ma anche il cambiamento del mercato del lavoro con il boom del precariato che certo non incentivava le persone, soprattutto i giovani, a spostare la residenza per seguire un lavoro a termine.

Infine, conclude lo studio, anche la crescita dell'immigrazione straniera ha contribuito a modificare le scelte migratorie degli italiani, favorendo "l'afflusso dei nativi laureati" e frenando "quello dei meno scolarizzati". In particolare, la concentrazione degli stranieri nel Centro-Nord avrebbe incontrato una domanda di lavoro che in passato veniva soddisfatta dai lavoratori del mezzogiorno". 

Categorie: Italia, Lombardia

Lotta per la sopravvivenza all'università

Diversamente Strutturati - Milano - Dom, 01/17/2010 - 19:53

Lotta per la sopravvivenza all'Università - articolo da l'Internazionale on line

Chang Yafang nata a Taiwan nel 1973. Vive in Italia dal 1998 e insegna cinese all’università di Urbino.

Confesso che dopo sette anni di lavoro nell’università italiana, con tutta la buona volontà non sono ancora riuscita a integrarmi del tutto. Vittima di razzismo? Diffidenza dei colleghi? Diffidenza mia verso gli italiani? Niente di tutto questo.

Lavoro benissimo con i miei colleghi e ho costruito ottimi rapporti con i miei studenti. Quello che proprio non riesco ad accettare ha a che vedere con la politica culturale italiana. Negli ultimi sette anni le risorse per sostenere il normale insegnamento di una lingua – non sto parlando quindi di corsi aggiornati o particolarmente innovativi – sono diminuite costantemente.

 

All’inizio ci raccomandavano di limitare il numero di fotocopie e l’uso di gessetti e pennarelli. Poi, l’amministrazione ha bloccato l’accesso libero alla fotocopiatrice e ci ha dato una scheda con cui potevamo fare un numero limitato di fotocopie. Per averne una nuova dovevamo fare una richiesta corredata da data e firma.

Tagli e schizofrenia
Sono lettrice di cinese e faccio molti esercizi in laboratorio. Visto il boom di studenti degli ultimi anni, mi capitava di finire una scheda nel giro di una mattinata. E, quando andavo a chiederne una nuova, mi facevano pesare il mio consumismo suggerendomi velatamente di cambiare la mia didattica. Ho consultato i miei colleghi per trovare una soluzione.

Alcuni, però, mi hanno dato dell’ingenua, dicendo che loro avevano smesso di fare certi tipi di esercizi ormai da tempo, dal momento che nessuno riconosceva il loro sudato lavoro. Altri, invece, erano troppo impegnati a salvare le loro materie minacciate dai tagli per pensare alle fotocopie o alla didattica.

Quest’anno ci sono stati nuovi tagli e le cose vanno sempre peggio: la ricarica della scheda è a pagamento. Questo mi manda quasi fuori di testa: dovrei pagare per fare meglio il mio lavoro? Per un secondo ho desiderato che il numero dei miei studenti diminuisse drasticamente, ma mi sono subito sentita profondamente in colpa. È come se il sistema universitario italiano ti spingesse alla schizofrenia. Ma molti miei colleghi sembrano non farci più caso, e devo guardare all’estero per trovare un briciolo di normalità.

Docenti senza frontiere
Mia sorella insegna in un’università statunitense ed è contrattista come me, ma ha un ufficio e un computer tutti per lei. Non poteva credere ai miei racconti e si è offerta di spedirmi con un corriere espresso delle schede per fotocopie e della carta.

Per non parlare dei miei amici che insegnano nelle scuole di Taiwan. Secondo un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico del 2007, la Finlandia era al primo posto nel mondo per le competenze di lettura e le conoscenze scientifiche e matematiche dei suoi studenti. Taiwan, invece, era al terzo posto. Le autorità dell’isola hanno deciso allora di rendere obbligatori gli scambi tra insegnanti taiwanesi e finlandesi, in modo da rinnovare i manuali di studio e la didattica. I miei colleghi taiwanesi, che considerano la didattica una cosa quasi sacra, vorrebbero fare una colletta per comprarmi una fotocopiatrice.

Un’altra mia amica invece vorrebbe fondare una nuova nobile associazione internazionale di cui, secondo lei, io faccio già parte: docenti senza frontiere. Un amico americano mi ha suggerito di scrivere un best seller per attirare l’attenzione sul mio lavoro. Ma, se dovessi avere successo, il numero di iscritti ai corsi potrebbe aumentare e sarebbe come scavarmi la fossa con le mie stesse mani. Un taglio dopo l’altro, quello che si riduce in brandelli è la nostra etica professionale. Capite allora quant’è difficile integrarsi per una straniera come me? Chang Yafang 

Categorie: Italia, Lombardia

Araba fenice il tuo nome è Gaza.

Scienze Politiche Milano - Sab, 01/16/2010 - 01:10
Lunedì 18 gennaio, ore 12.15 - aula 4 Facoltà di Scienze Politiche via Conservatorio 7, Milano PRESENTAZIONE DEL DOCUMENTARIO con l'autore FULVIO GRIMALDI _______________________________________ Il 18 gennaio 2009 cessano i bombardamenti su Gaza iniziati il 27 dicembre 2008 con l'operazione Piombo fuso. Ad un anno da quell'evento ecco il primo esaustivo racconto del massacro di Gaza nel dicembre 2008/gennaio 2009 sullo sfondo di 60 anni di pulizia etnica israeliana, a partire dall'iniqua spartizione del 1948 della Palestina storica e della cacciata dei suoi abitanti.
La Cisgiordania e Gaza sotto occupazione, l'indomabile resistenza palestinese l'Intifada, il conflitto tra una classe dirigente che si arrende e collabora con il nemico e chi è determinato a continuare la lotta di liberazione.
Gli orrori dell'aggressione a gaza, la crisi del progetto israeliano e imperialista a Gaza e nel medio Oriente. Le voci delle vittime e dei combattenti.I riflessi nel mondo. Il simbolo della città martire è
la fenice che risorge dalla sue ceneri.
Categorie: Italia, Lombardia